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Indossare il sari

 

 

   

 

Il sari, saree o shari, è un indumento femminile molto usato nel subcontinente indiano. Consiste in una striscia di stoffa (cotone, seta, chiffon,etc) senza cuciture di una lunghezza tra i 4 e 9 metri ed un’altezza tra il metro ed il metro e quaranta. Esistono vari stili di “drappeggio” del sari. Il più noto è quello di avvolgere la stoffa intorno al punto vita per poi farla risalire lateralmente, appoggiandola sulla spalla, coprendo l’ombelico e lasciando la parte finale detta “pallu” che di solito è la più “lavorata” scivolare dietro la schiena. Il sari si fissa al punto vita su una sottogonna chiamata Pavada o pavadai o shaya; sotto il sari si usa un camicino chiamato choli o ravika ma conosciuto anche con il nome inglese: blouse. Il choli dovrebbe essere aderente al corpo quasi come fosse una seconda pelle per questo viene di solito fatto cucire su misura ma sono presenti sul mercato cholis confezionati di ogni misura e colore. Nel sud dell’India ed in particolare nel Kerala che è uno stato molto tradizionalista, il choli è sempre molto scollato e con mezze maniche mentre al nord è più facile vedere altri modelli nei quali la schiena è lasciata totalmente scoperta. Vi è da dire che il sari è simbolo dell’India in quanto nato in questo paese ma ogni stato conserva e propone tradizioni e stili diversi sia per quanto riguarda i tessuti e le loro lavorazioni, sia per quanto concerne il modo di indossarlo oltre ai diversi usi nell’ambito delle cerimonie e festività.

Mundum mundum neryiathum-R.R.Varma

La parola sari deriva dal Prakriti “sattika” citata nella letteratura buddista jainista ma un’antica statuetta rappresentate un sacerdote che indossa un “drappo” rinvenuta negli scavi dell’Indus Valley Civilization è la conferma di quanto indietro nel tempo vadano ricercate le origini di questo indumento. Nell’antica poesia tamil, come la Silappadhikaram e la Kadambari di Banabhatta, si descrivono le donne vestite in squisiti “panneggi” o sari. Il Natya Shastra(l’antico trattato di danza e costume) dice che “l’ombelico del Sommo Essere è considerato la fonte di vita e creatività quindi non deve mai essere coperto dal sari” evidenziando l’importanza già attribuita al modo di indossare questo indumento.

Alcuni storici ritengono che il Dhoti, il più antico abito drappeggiato da uomo, sia il precursore del sari e che fino al XIV secolo sia stato indossato da uomini e donne. Sculture appartenenti alla scuola di Ghandara, Matura e Gupta scolpite tra il I ed il VI secolo d. C., mostrano dee e ballerini che indossano ciò che sembra essere un dhoti usato nella versione “a coda di pesce” in cui le gambe sono morbidamente coperte e la stoffa poi sfocia in un lungo telo decorativo nella parte anteriore dal punto vita fino ai piedi.
Altri storici affermano che l’abbigliamento comune delle donne nell’antichità consisteva di un dhoti o lungi(sarong) combinato con una striscia di stoffa per coprire il seno ed un velo per coprire le spalle e la testa.
I due pezzi del Keralese  “Mundum Neryathum” (mundu:dhoti o sarong e neryath:scialle, in malayalam) è una sopravvivenza di antichi stili di abbigliamento indiano. Il sari sarebbe una modernizzazione creata unendo i due pezzi del mundu neryathum.
Un particolare punto di controversia è la storia della camicetta detta choli o sari blouse e della sottogonna. Alcuni ricercatori affermano che queste non erano note prima dell’arrivo degli inglesi in India e che esse siano stato introdotte per soddisfare le puritane idee vittoriane. In precedenza  le donne indiane indossavano solo un tessuto drappeggiato esponendo casualmente la parte superiore del corpo ed il seno. Altri storici invece puntano su testimonianze artistiche e testuali in cui sono descritti vari tipi di fasce per il seno e veli per le spalle e la testa.
Nel sud dell’India è invece documentato che le donne di alcune comunità indossavano solo il sari esponendo eventualmente e sempre casualmente la parte superiore del corpo almeno fino al XX secolo. Riferimenti sono presenti nelle opere poetiche come Shilappadikaram in cui è evidente che nel periodo Sangam nel sud dell’India un singolo pezzo di stoffa veniva usato per coprire il corpo. A questo proposito in Kerala ci sono molti riferimenti inclusi i quadri di Raja Ravi Varma che qui non esponiamo ma che sono facilmente visionabili su internet. Ancora oggi le donne in alcune zone rurali non indossano il choli.

“Mundu”R.R.Varma Mundu

Il Kerala, conosciuto come “il paese degli dei”, ha una sua propria tradizione tessile densa di radici culturali e storiche diverse dal resto dell’India.
Il sari del Kerala, dallo splendido colore del cotone non tinto e bordato con ricami color oro, è famoso per la sua sobrietà ed eleganza. Ogni donna malayali ne possiede almeno uno. Questo sari è sempre in cotone al 100%, con un “pallu” (la parte che viene fatta scivolare dietro la schiena) di almeno un metro e mezzo e la rimanente parte del tessuto in tinta unita fatta eccezione per il bordo in oro assoluto o mescolato con altri colori. I disegni e decori di questi sari sono di solito semplici righe o greche o pavoni o fiori.

Kerala sari Kerala sari R.R.Varma

Il Kerala è conosciuto in tutto il mondo anche per la produzione di stoffe in cotone naturale e lavorato ponendo estrema attenzione all’uso delicato dei colori dei quali per i bordi ed i disegni si prediligono le tonalità pastello. Questo cotone lavorato a mano al telaio è conosciuto come “Kora” ed è entrato nel mercato internazionale ad alti livelli.
Balaramapuram nel distretto di  Thiruvananthapuram è il centro storicamente più importante per la fabbricazione al telaio (handloom) di tessuti tradizionali. Segue una tradizione antica che iniziò durante il regno del Maharaja Balaramavarma dal 1798 al 1810 in cui la prima fabbrica venne da lui fatta costruire a Balaramapuram. I tessitori che vi lavoravano erano originari di Nagar e Tiruneveli del Tamil Nadu e sapevano produrre i  delicati tessuti necessari alla famiglia reali per i “Mundum Neriyathu”. La loro arte fu poi appresa dai tessitori locali. Oggi oltre ai mundu vi si producono sari e “earezha torta” (teli da bagno).
Nel distretto di Ernakulam vi è Chennamangalam a North Paravoor, quartiere famoso per la tessitura fine con particolari effetti nella direzione della trama di sari in cotone e seta, mundu set, torta e dhoti da uomo.
I sari di Kasargod al nord del Kerala sono capolavori realizzati con filati di alta qualità utilizzando metodi tradizionali di lavorazione a mano.
Anche Thrissur Koothampalli è un quartiere noto per i tessuti artigianali. Qui una comunità di Devangas originari del Karnakata sono impegnati nella tessitura. I “Kasavu sari” che si producono sono di una qualità più economica e preferiti dalla classe media per i loro prezzi più bassi.

Le città di Malappuram,Kozhikode (Calicut) e Kasargode sono famose per il “Telaio Malabar”. I tessuti che si producono qui sono destinati all’arredo:lenzuola, tappeti, Jacquard e il famoso tessuto calico.
In tutta l’India ormai specialmente nelle grandi città la moda occidentale sta prendendo letteralmente il posto dei sari e dei dhoti ma in Kerala la tradizione sembra essere più tenace della moda ed i sari, i mundu ed i dhoti sono ancora parte della quotidianità di questo paese.

Curiosità:

Guinnes sari Il sari più costoso del mondo.

Costa Rs.40 lakh ($100.000) il sari di seta entrato nel Guinnes dei primati del mondo per essere unico ed assolutamente il più costoso. Il sari è meticolosamente tessuto con 12 pietre e fili in metalli preziosi per riprodurre il famoso quadro di Raja Ravi varma “Le musiciste”. La lavorazione è stata eseguita alla Chennai Silksof nel Tamil Nadu da esperti tessitori che vi hanno dedicato 4.680 ore di lavoro!

8/06/2009 - di Anna Giosuè

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