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Upastata -  Il terapista ayurvedico

   

Operatore ayurveda“Upa” significa “accanto a te” e “stata” significa “che sta”. E’ il terapista ayurvedico che ha il contatto diretto e profondo con il paziente. Il rapporto che si stabilisce con il terapista è radicalmente diverso da quello che si intrattiene con il medico. Il terapista esegue tutto ciò che dal medico viene prescritto per il bene del paziente e dal medico, sempre presente nell’ospedale o clinica ayurvedica, ricorre per ulteriori chiarimenti o suggerimenti per meglio intervenire sullo stato di salute della persona a lui o lei affidatagli. Dal panchakarma disintossicante ai vari massaggi Abhyanga è questo “pada” a tradurre in manualità l’antica arte della guarigione ayurvedica. Quando al terapista viene affidata una persona egli la segue per tutto il percorso che dovrà portarla alla guarigione o al miglioramento delle condizioni di salute. La dedizione che questo operatore della salute pone nella sua opera è davvero unica. Prima di ogni intervento la sua preghiera a Dhanvantari (la divinità preposta all’ayurveda) oltre ad essere estremamente commovente è anche un profondo spunto di riflessione per noi che siamo abituati ad essere un “numero” nelle sale d’attesa per la fisioterapia. La fisioterapia nell’ayurveda non esiste. Esiste la convinzione che la stessa energia che muove le stelle è capace di far muovere le mani e condurle dove il corpo ha più bisogno di nuova luce.
Il terapista è un uomo se il paziente è di sesso maschile e una donna se si tratta invece di una paziente.
Secondo il Charaka Samitha l’operatore ayurvedico deve essere:
Anurakta, “rakta” significa “sangue” e qui si intende che dovrà saper trattare il paziente con una tale intimità da considerarlo come un consanguineo;
Shuchi, “purificato” nel corpo come nella mente. Il terapista deve essere un esempio per il paziente ed essere in grado di accompagnare le persone a ritrovare il sentiero giusto verso una qualità della vita in armonia con la sua natura;
Daksha, esperto ed efficiente nel saper praticare i trattamenti prescritti dal medico rispettandone anche i tempi indicati;
Buddhiman nel saper sviluppare il proprio intelletto superiore.

In Occidente tutto questo è inapplicabile. L’ayurveda non può per ovvii motivi commerciali esistere in occidente come veramente è in Kerala dove occorrono anni ed anni di studio teorico seguiti da altrettanti anni di osservazione. Il terapista in Kerala dopo aver appreso mentalmente deve assorbire, respirare, nutrirsi di ayurveda per poi essere pronto ad infondere salute nel paziente. Il sapere si raggiunge lentamente perché la mente ha bisogno di tempo.  Ma lì, in Kerala, tutto si svolge lentamente…è il tempo indiano…shanti, shanti.

02/06/2009

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