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La musica nel cuore di Appu : il Thavil

   

Appu suonatore di ThavilAppu vive a Varkala (distretto di Trivandrum) ma il suo cuore vive nella musica che suona per gli Dei del Kerala.
E’ nei templi indù che, con il suo Thavil, si reca a scandire il ritmo delle cerimonie ed è al suono del suo strumento che i fedeli eseguono i sacri riti.
Durante la stagione delle cerimonie, che in Kerala va da Novembre a Aprile, Appu parte ogni giorno per andare nei templi che richiedono la sua musica. E’ molto bravo, e il “tam-tam” della gente keralese corre veloce, quindi molti fedeli nelle comunità del distretto pregano i sacerdoti di invitarlo a suonare per gli Dei. Saranno i devoti, con le offerte, a dimostrare la loro gratitudine ai ministri del culto e agli artisti che hanno ben  preparato il luogo in cui l’anima è chiamata ad esprimersi. Ogni cerimonia religiosa keralese, infatti, si avvale di una miriade di forme d’arte. Nulla è lasciato al caso. Ogni gesto o movimento dei sacerdoti e dei devoti, ogni oggetto e la posizione che occupa, ogni colore ed il luogo in cui è applicato, ogni musica ed il momento in cui è suonata…ogni particolare della manifestazione del divino diviene oggetto di contemplazione, fonte di ispirazione e luogo di meditazione. L’uomo così è chiamato dagli Dei a compiere l’opera  da essi più gradita che è quella eseguita con ardore e con passione, e con la gioiosa dedizione che distingue il mero “lavoro” dalla “produzione artistica”. Il frutto di un’azione fatta perché nasce da un istinto innato e non da una costrizione, un’opera che è fine a se stessa in quanto rappresenta il compimento di un pensiero e non il necessario obbligo lavorativo troppo spesso inadeguato alla persona che deve subirlo per ricavarne il guadagno necessario. Il momento della preghiera diviene così lo spazio in cui l’anima finalmente si esprime, e per ogni anima, nella fitta rete di simbologie e connessioni tra espressioni divine del pantheon induista, esiste la possibilità di esprimersi in modo del tutto personale e particolare.

Bimba al tempioTutti sono chiamati a divenire artisti…anche i devoti. Prima di recarsi al tempio, ogni indù si deve preparare adeguatamente e non si intende con questo l’essere ben vestiti o rendersi piacevoli allo sguardo altrui. No, questo non è un concetto applicabile alla filosofia di vita indiana. Prima di recarsi al tempio è l’anima che deve essere “preparata”. Prima della cerimonia, precedono dei giorni di astinenza da determinati cibi o atti quotidiani, o addirittura dei giorni di digiuno, il corpo va lavato, preferibilmente nel lago sacro adiacente al tempio, e poi cosparso di olii e sostanze naturali, e poi i sari per le donne, e i dhoti per gli uomini, e i mala, i fiori e i chicchi di riso per le offerte …ed una moltitudine di altre azioni per ognuna delle 66 milioni divinità a cui rivolgersi. Non c’è stato d’animo umano che non sia contemplato dalla compassione degli Dei indiani e i devoti comunicano con essi mediante un’intricato sistema di comunicazione in cui l’arte è il veicolo principale. E’ ovvio che lo sguardo inconsapevole di un non-indù non può comprendere il senso della maggior parte dei dettagli. Ma l’atmosfera densa di ispirazione, quella sì, si può comprendere, perché viene recepita dal quel sesto senso che lega  tutta l’umanità, a prescindere dal credo, o dal luogo in cui si è venuti al mondo.   

 


Appu è giovanissimo, ha 22 anni, ma suona con il cuore e questo rende il ritmo della sua musica vibrante e fluido. Ha appena terminato il corso finale di quattro anni alla Ksethra Kalapeedhom di Vaikom nel distretto di Kottayam, la famosa scuola di musica sacra del Kerala, e già presta il suo servizio nei templi continuando comunque a studiare seguito dal suo Guru (maestro).  I suoi genitori, Kepy e Radha, e i suoi fratelli, Pappu e Cippu, sono molto fieri di lui e lo sostengono moralmente e finanziariamente con gioia ed entusiasmo. Alla sera, quando il sole saluta la terra, Kepy accende i Navilakku nel patio della casa e la famiglia si riunisce. Appu prende il Thavil ed inizia a suonare per loro, e per il sole che lascia il posto alla luna, e perché le cose continuino ad essere così come sono, perché è in tutto ciò che  risiede la sua felicità.
Il suo strumento è il Thavil che potrebbe essere paragonato ad un tamburo a doppia percussione. Il Thavil è suonato con l’accompagnamento del Nadaswaram che è uno strumento paragonabile ad un clarinetto. I Tahvil e i Nadaswaram si suonano nei templi del Kerala per le cerimonie religiose e per i matrimoni.
Il Thavil è la forma moderna di uno strumento molto antico e di origine dravidica.Il termine Thavil o Tavil è stato usato per la prima volta da Saint Arunagirinathar ma è spesso chiamato anche Dolu.
Ha una forma cilindrica ( Thavil kattai) e viene costruito scavando un blocco di legno di jackfruit (jackwood). I due fori laterali vengono coperti con una membrana di pelle di animale chiamata Thattu o Mootu e tesa tramite stringhe di cuoio (thanguvar). Due cerchi di metallo (valanthalai) tengono ben salda la membrana di pelle tesa La parte destra è chiamata Valandalai ed  è la più importante perché dà il ritmo alla musica. La parte sinistra è chiamata Idanthalai  Il Thavil si suona da una parte con le dita e dall’altra con una bacchetta. Per produrre il particolare suono dato dalla percussione con le dita, i musicisti usano ricoprire le dita con delle striscioline di tela impastata ( arakud) con riso cotto o con una pasta di acqua e farina. La bacchetta ( tappi Valai)è di solito fatta con legno di sandalo o jackwood. Una robusta “cintura” di cotone detta Nada viene applicata al Thavil per consentire al musicista di suonare in piedi nei templi o anche camminando nelle processioni.
NadaswaramLo strumento di accompagnamento, il Nadaswaram, è uno degli strumenti più classici del sud dell’India ed è anche lo strumento più “sonoro” del mondo.
E’ simile allo Shehnai del nord dell’India ma più grande e con un lungo corpo di legno di aacha e la campana in ebano o anche in metallo.  Il Nadaswaram è considerato uno strumento di buon auspicio.
Non vi è matrimonio o cerimonia in un tempio che non esiga il suono del Thavil e del Nadaswaram.
I musicisti suonano per ore ed ore, ininterrottamente, nei loro kasavu dhoti bianchi e oro, senza mai stancarsi. Anzi, dopo ore di musica, le loro mani somigliano più alle onde di un fiume guidate dalla forza della natura, alla quale esse si rimettono con assoluta fede. Conversano gli artisti, attraverso i loro strumenti, pervadendo l’etere di un discorso nel quale tutti siamo invitati a partecipare perché è reso in una lingua che nessuno di noi ha bisogno di studiare per comprenderla.
Pochi sono i giovani che ancora dedicano la propria vita allo studio e alla pratica di quest’arte tradizionale perché i guadagni sono davvero minimi ma è grazie a ragazzi come Appu che il Kerala non teme la perdita delle tradizioni sacre.
Negli ultimi anni, inoltre, l’interesse verso la musica tradizionale carnatica sta aumentando tra gli occidentali i quali dimostrano di essere particolarmente sensibili non solo come spettatori ma anche come artisti. Un caso davvero straordinario è quello di Cristian, un amico di Appu. Cristian ha appreso l’arte di suonare il Thavil e esegue concerti  in varie parti del mondo accompagnato spesso dal maestro di Appu.

Gruppo Appu

Appu e il suo gruppo

14-07-2009 - Anna Giosuè

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