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Storia della lingua Malayalam

 

 

 

   

 LA LINGUA MALAYALAM

Il termine Malayalam è una parola composta formata da “mala” che significa “montagna” e “alan” che significa “posto” ed era anticamente usata per indicare il Kerala mentre oggi è riferita alla lingua parlata in questo stato. Malayaliyma, Malayalam moli e Malayalam bhasa sono stati gli altri nomi con i quali questa lingua veniva chiamata.
Recandosi in un viaggio nel sud dell’India e visitando il Kerala ed il Tamil Nadu non si può non notare la forte somiglianza delle lingue parlate nei due paesi, eppure, tale somiglianza desta molti interrogativi ad un orecchio più esperto. Probabilmente la comune origine ha dato un imprinting simile a queste due lingue ma lo sviluppo durante la loro formazione è stato totalmente diverso per ragioni legate alla posizione geografica, al comportamento delle caste dominanti e all’organizzazione sociale.
Il Malayalam e il Tamil, parlato nello Stato confinante (Tamil Nadu), si sono sviluppate da una lingua comune, il Proto-Tamil-Malayalam nel primo millennio con i primi scritti risalenti all’830 d.C. . Molte sono le dispute tra gli studiosi circa le origini di queste due lingue perché sebbene simili contengono differenze profonde che inducono a svariate supposizioni. Accade quindi che una parte di essi considera il Tamil come madre del malayalam mentre altri sostengono che esse possono considerarsi sorelle. Queste controversie si fondano sugli scritti disponibili per lo studio e sull’origine della parola “dravida” della quale parleremo più avanti. Considerando gli scritti e volendo approfondire bisogna considerare due fattori importanti : la lingua parlata dai sovrani mecenati del periodo e le condizioni sociali, e quindi religiose e politiche, che fungono da ispirazione agli artisti in generale.
Il fatto documentato che i primi lavori letterari di poeti del Kerala mostrano l’uso della lingua tamil porta inevitabilmente a ritenere quest’ultima come fonte primaria del malayalam, ma bisogna tener presente che durante il primo millennio i sovrani erano di lingua tamil e quindi è logico che la poesia come la prosa composte in questo periodo dovevano esprimersi in tale lingua visto che le opere sarebbero state poi recitate nelle corti. A sostenere questo vi è da dire che la cosiddetta letteratura Sangam, la più vasta fonte di prosa e poesia in lingua tamil, è in definitiva una grande raccolta di opere letterarie scritte da poeti provenienti da tutto  il sud dell’India che per potersi esprimere al cospetto dei sovrani usavano questa lingua peraltro già completa da un punto di vista grammaticale e sintattico e quindi versatile sotto il profilo poetico.
Dal trecento a.C. al seicento d.C. nel sud dell’India vi erano tre grandi regni, i Cholas (il cui centro era nell’area di Tanjore a sud di Chennai/Madras), i Pandyas (il cui centro era madurai) e i Cheras o Keralas (lungo le coste del Malabar, oggi parte del Kerala). I regni a sud est e quindi cholas e pandyas divennero noti come la terra dei Tamils perché il tamil era la lingua usata da questi popoli. Questi tre regni erano continuamente in guerra tra di loro per la conquista dell’intero territorio e così fiorirono migliaia di racconti e leggende, canzoni e poesie che venivano recitate da menestrelli attraverso tutto il sud. Ma la guerra non era il solo argomento di tale produzione poetica, infatti la vita dei capi tribù e della gente comune come anche l’amore o le varie tradizioni locali pure temi proposti. Molti di questi componimenti traevano spunto da storie tramandate oralmente nel corso di molti secoli. Furono poi organizzati, dai sovrani Cholas, tre grandi incontri per riunire tutti questi poeti e conoscere i loro lavori. L’ultima riunione si tenne appunto a Madurai, che nel frattempo era stata conquistata dai Cholas, intorno all’anno 1000 nella terra dei tamil e tutte le opere prodotte durante il periodo Sangam vennero raccolte in otto antologie. Le otto antologie Sangam contengono 2381 opere scritte da 473 poeti, maschi e femmine provenienti da varie classi sociali, 102 dei quali sono rimasti anonimi.
Tutta la letteratura di un millennio fu quindi scritta in tamil anche dai poeti keralesi. Ma quale era la lingua parlata in Kerala dalla gente comune?
Per avere un quadro generale bisogna risalire molto più indietro nel tempo fino all’origine delle lingue usate nel sud dell’India.
Alla base di queste c’è la famiglia delle Proto-dravidiche parlata anticamente dai popoli che abitavano il sud, parte del centro e una zona a nord. Una sola altra lingua era usata nelle altre parti dell’India e questa era il Munda facente parte del gruppo australoide. Con il passare dei millenni la lingua dravidica si divise in due diversi dialetti, uno parlato nel sud e l’altro nella zona centrale. Da quest’ultimo trae origini l’odierna lingua Telugu, mentre da quello del sud derivano il Kannada e il proto tamil-malayalam che poi ha dato origine a due distinte lingue quali appunto il Tamil ed il Malayalam.
Tornando al periodo della letteratura sangam (durato millenni se consideriamo la composizione e non la trascrizione) possiamo quindi dire che la lingua dravidica proto tamil, più sviluppata grammaticalmente, veniva usata dai poeti e la proto tamil malayalam dalla gente comune.
Attraverso i millenni l’uso della lingua dravidica subiva il suo lento sviluppo ed in Tamil, alla fine del periodo Sangam e quindi nel VII secolo, sebbene completa sintatticamente, rimaneva ancorata alle sue origini nonostante la presenza del sanscrito parlato dai bramini Gorukkals nei templi.
L’arrivo dei bramini Namboothiri in Kerala invece ebbe effetti incredibili sullo sviluppo di una lingua nuova e distinta in Kerala che forse è unica nel suo genere. Nello stesso periodo in cui nasceva la lingua malayalam in Kerala fu stabilito anche un “calendario del regno” chiamato Kollam calendar e che vide l’825 d.C. come inizio dell’Era malayalam (recandosi in Kerala oggi è interessante osservare come i keralesi seguono il calendario Kollam per la vita privata e quello internazionale per tutto il resto e per quanto riguarda la letteratura si assiste ad una produzione fiorente di testi in malayalam, hindi e inglese).
All’inizio del medioevo indiano e cioè nell’800, molti bramini furono invitati a stabilirsi nel sud dell’India e furono ad essi garantite terre e rendite in cambio dell’apporto della loro cultura e conoscenza e per lo svolgimento delle pratiche religiose nei templi. In Kerala si stabilirono i bramini Namboothiri famosi per il loro sistema ortodosso. Essi, sebbene legati dalle ferree leggi legate all’isolamento del sistema delle caste, per ragioni pratiche di sopravvivenza iniziarono a stabilire dei rapporti con gli appartenenti alle caste superiori locali al fine di imparare la lingua locale ed insegnare loro il sanscrito. Il rispetto verso questi bramini o la naturale propensione verso tutto ciò che è nuovo e migliore, o tutte e due le cose, fecero sì che i keralesi iniziarono a parlare una lingua che in breve tempo sostituì molte parole con l’equivalente in sanscrito e “sanscritizzò” molti termini malayalam. Il sanscrito che era la lingua della spiritualità e della cultura dei bramini si introdusse con garbo nella lingua locale dando vita ad una lingua chiamata Manipravalam (corallo e perla). Tra il IX secolo ed il XV secolo la produzione letteraria fu fiorente e può essere classificata in due grandi categorie : Il Manipravalam ed il Pattu.  La letteratura manipravalam seguiva lo stile poetico sanscrito “vrithangal” il quale specifica il modo in cui le parole devono essere usate nella poesia così da ottenere un componimento armonioso. Gli argomenti assolutamente non religiosi spaziavano invece nella sfera della vita sociale toccando temi legati specialmente ai rapporti spesso ambigui tra uomini di casta superiore con donne di casta inferiore. Oggi i testi manipravalam sono una preziosa risorsa per lo studio delle condizioni sociali esistenti in quel periodo.
I Pattu (canzone) sono invece opere composte su argomenti come la religione, mitologia e rituali e seguono il classico stile tamil. L’introduzione di questo genere permise alla lingua malayalam di liberarsi dall’aspetto mondano e voluttuoso caratteristico del manipravalam per dirigersi e stabilizzarsi su un genere culturale, di facile comprensione e decisamente più adeguato ad uno sviluppo linguistico. I poeti che possono considerarsi i maggiori rappresentanti di questo genere sono conosciuti come “i poeti di Niranam”. Niranam si trova in Kerala nel distretto di Pathanamthitta. Madhava Panikkar, Sankara Panikkar ed il loro nipote Rama Panikkar della famiglia Kannassa, sono i poeti di niranam. Le produzioni Niranam si basano su traduzioni della Bhagavad Gita e del Mahabharata ma è Rama Panikkar, il più giovane dei tre, che con i suoi lavori, Ramayanam, Bhartam, Bhagavatham e Sivarathri Mahatmyam, ha raggiunto la perfezione linguistica.

Nel XV secolo il Kerala iniziò ad essere una delle destinazioni preferite dai viaggiatori dell’antichità e subì le influenze dell’Arabo, Persiano (dal Golfo persico e dalla Siria la quale in Kerala fondò le prime chiese), Portoghese, Tedesco, Francese, Olandese, Cinese e altre lingue come il Pali, Urdu, Prakrit, Hindi, Kannada, Telugu etc... per vicinanza geografica.
L’alfabeto che si usava era però composto solo da 30 lettere e non adatto assolutamente alla traduzione esatta di ciò che veniva letto perché i caratteri non erano sufficienti per riportare una pronuncia perfetta delle parole.
Fu nel XVII secolo con il nuovo alfabeto consistente di 51 lettere introdotto da Thunchath Ezhuthachan che nacque la vera lingua malayalam adatta ad una letteratura completa.

Contemporanei di Ezhuthachan furono Poonthanam Namboothiri conosciuto anche come Puntanam Namputiri (1547-1640),  autore del “Jnana-paana” composto nel 1590, del “Santanagopalam”e del “Srikrishna-karnamrutam” e Melpattur Narayana Bhattatirippad (c1560-c1645) autore del Narayaniyam composto nel 1587 circa.
Il maggior sviluppo nel campo culturale che si ebbe in Kerala nel XVII secolo fu l’evoluzione di una nuova arte teatrale chiamata Attam o Kathakali dalla quale si affermò un genere poetico drammatico chiamato Attakkatha che consisteva nel testo da recitare nell’opera. Il Gitagovinda di Jayadeva ispirò il Raja di Kozhikode, Manadeva il quale organizzò la messa in scena di un’opera teatrale che raccontava attraverso la danza e la recitazione la vita di Krishna in otto atti. Questa opera chiamata Krishnanattam fu il modello sul quale il principe di Kottarakkara scrisse il Ramanattam per mettere in scena il ramayana sempre in otto atti. Si ebbe così il Kudiyattam,in sanscrito classico, dedicato alle caste elevate e il Padayani o Kolamthullal per le caste più basse. Nel frattempo fiorirono varie forme di generi drammatici come il Mudiyettu, Thiyyattu, Kalamezhuthu pattu, Theyyattam e Thira.
Un famoso creatore di Attakathas fu Kottayam Tampuran e agli inizi del XVIII secolo la letteratura attinente al Kathakali fu arricchita ulteriormente dalla composizione del “Nalacharitam” in quattro atti di Unnayi Warrier, la maggiore Attakkatha di tutti i tempi.
Nella prima metà del XVIII secolo, una nuova forma letteraria divenne popolare: il Thullal. Inventata da Kunchan Nambiar (1705-1770) venne presto rinominata “il kathakali dei povei” visto l’uso del malayalam comune come lingua d’espressione ed il tono sarcastico ed ironico più che drammatico. Ci sono tre tipi di thullal distinti sulla base dei costumi e dell’esecuzione: l’Ottam, Seethankan e parayan. Nambiar ha scritto più di 40 thullal in cui evidenzia tutte le ipocrisie della società usando abilmente la satira.
In questo periodo l’insegnamento iniziò a subire l’influenza inglese che ebbe un grande impatto nella storia della letteratura del Kerala. Maharaja Swathi Thirunal (1813-1847) è il simbolo dell’inizio di una nuova era culturale. Come Kartika Thirunal Rama Varma che fu patrono delle arti e della letterature e compositore di attakkathas anche Swathi Thirunal fu patrono della cultura e poeta musicista ma a lui si deve la rivalutazione delle arti rituali del Kerala come ad esempio la famosa “danza delle incantatrici”(devadasi), il Mohiniyattam, versione keralese del Bharatanatyam tamil.Grazie alla visione progressista di questo maharaja la presenza femminile si affermò nel campo culturale e teatrale. Tra tutti i grandi scrittori della corte di Swathi Thirunal, il più valente fu senza alcun dubbio Irayimman(Ravi Varma)Tampi(1783-1856). I suoi capolavori più famosi sono tre attakkathas (Keejakavadham, Utharaswayamvaram e Dakshayagom) e una delicata ninna-nanna dedicata al piccolo Swathi Thirunal intitolata “Omana thinkal kidavo” (cara piccola luna).
Poi ci fu un altro gruppo di poeti conosciuti come i Venmani. Dalla scuola Venmani derivò la scuola Kodungallur.
Herman Gundert(1814-1893) fu il più importante scrittore del XIX secolo. Scrisse oltre venti libri in malayalam tra i quali un dizionario inglese-malayalam, una grammatica e una raccolta di proverbi. I suoi lavori furono di incoraggiamento per la stesura di un numero enorme di lavori sulla grammatica malayalam e per la prima storia della lingua malayalam scritta da P.Govinda Pillai nel 1881.
Il 1890 fu l’anno in cui iniziò la diffusione di due importanti periodici: il Malayala Manorama e il Vidyavinodini. Nel 1903 iniziò ad essere pubblicato il Rasikaranjini.
Sull’onda della traduzione del Sakuntalam di Kalidasa da parte di Kerala Varma, con  la quale guadagnò il soprannome di “Kalidasa del Kerala”, iniziarono le traduzioni di numerosi lavori in inglese o sanscrito nella lingua malayalam. Suo nipote,  scrisse di grammatica e retorica fondando le basi per una rinascita della poesia e della critica letteraria: mayavilasom è uno dei suoi lavori.
La fine del XIX secolo vide la nascita della novella in malayalam. “Kundalata” pubblicata nel 1887 di Appu Nedungadi fu la prima novella scritta in malayalam ma non ne aveva tutti i requisiti che ebbe poi la straordinaria “Indulekha” di O.Chandumenon.
Altro scrittore molto noto nel campo della narrativa fu C.V. Raman Pillai.
La vera rinascita della letteratura si ebbe con tre grandi scrittori del novecento: N.Kumaran Asan, Ullor.S.Parameswara e Vallathol Narayana Menon. Vallathol, oltre a essere un grande esponente della letteratura malaylam è anche colui al quale si deve la rivalutazione del Kathakali e Mohiniyattam (arti ormai divenute simboli del Kerala) e la tutela di tutte le arti keralesi in generale nella scuola da lui fondata a Cheruthuruthy, la Kerala Kalamandalam.
La seconda generazione di poeti di corrente romantica che li seguì vide tra essi personaggi come Kuttippurathu Kesavan Nair, K.M.Panikkar, G.Sankara Kurup, Pallathu Raman, Bodheswaran, Vennikulam Gopala Kurup, P.Kunjiraman Nair, Palai Narayanan Nair, M.P.Appan e Balamani Amma.
Nel 1930 i due più importanti poeti furono Edappally Raghavan Pillai e Changapuzha Krishana Pillai.
Karur Neelakanta Pillai (1898-1974), P.Kesava Dev (1904-1983), Ponkunnam Varkey (n.1908), Vaikom Muhammed Basheer (1912-1994), S.K.Pottakkat (1913-1982), Thakazhi Sivasankara Pillai (1914 -1999), P.C.Kutikrishnan (1915-1979), Lalithambika Antharjanam (1909-1987) and K.Sarasmwathi Amma (1919-1974) sono coloro che hanno introdotto i romanzi brevi nella letteratura malayalam.
Arrivando all’era moderna i migliori novellisti sono Kovilan,  M.T.Vasudevan Nair, O.V.Vijayan, T.Padmanabhan, Muttathu Verkey, Madhavikkutty(pseudonimo di Kamala Suraiyya formalmente conosciuta come Kamala Das), C.Radhakrishnan, Kakkanadan, ecc. e poeti come K.Ayyappa Panicker, O.N.V.Kurup Kunjunni ecc.
Altri scrittori di narrativa malayalam contemporanei sono Zachariah, M.Mukundan, Anand (P.Sachinandan), Sethu, N.S. Madhavan, Gracy, T.V. Kochubava, K.B. Sreedevi, Valsala, Sara Thomas, K.L.Mohanavarma, Punattil Kunhabdulla,C.V.Balakrishnan.

La gente comune si esprime in Malayalam nel privato, poco in Hindi e spesso in Inglese .

 

EVOLUZIONE DELLO SCRITTO

Il primo sistema di scrittura malayalam fu in “Vattezhuthu” che letteralmente significa “scrittura rotonda”(derivato dal Brami e tutt’oggi visibile in iscrizioni scolpite nel Tempio Peruvanam a Thrissur), più tardi si evolse in un altro stile di scrittura chiamato “Kolezhuthu” da “ezhuthu, che significa scrivere e “kol” che significa bastoncino.(usato nel nord del Kerala) e “Malayanma”(usato nel sud del Kerala). Insieme a queste forme si usava anche il “Grandhakshara”(che letteralmente significa “scritto usato nei libri”) per scrivere le parole sanscrite in malayalam. I brahmini namboothiri usavano il sanscrito con gli allievi brahmini. E’ chiaro che l’uso di tutte queste forme di scrittura portava solo ad una grande confusione. Più tardi queste due forme si fusero insieme e con  il nuovo alfabeto introdotto da Thunchath Ezhuthachan si formò la scrittura moderna del malayalam. L’attuale forma di scrittura è un’evoluzione di quest’ultima. Mantiene le caratteristiche del Devangari( sistema di scrittura dell’Hindi) e del Proto-Tamil-Malayalam.
Il “Sinhala” and “Tulu” sono sorelle del malayalam in quanto molto simili nel sistema di scrittura.
Lo scritto è di tipo albugida di natura sillabica e usa un ordine alquanto scientifico di pronuncia, iniziando con suoni prodotti dalla gola con modificazioni degli stessi effettuati a vari livelli con la lingua, i denti, le labbra ed il naso.
L’alfabeto è diviso in vocali e consonanti. Una sillaba completa consiste di una o più consonanti seguite da una vocale.
Molte di queste caratteristiche sono condivise dalle  lingue della penisola indiana vista l’evoluzione comune e la diffusione di idee e parole attraverso essa. Il sistema di scrittura Malayalam è stato adottato da una lingua cugina, il “Kongini” nella quale viene usato per preservare e trasmettere tradizioni e cultura.

 

 

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