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Racconti di Viaggio

 

 

 

 

Kerala - God’s Own Country – Il Paese degli Dei

Festa in KeralaIl Kerala, è uno degli stati indiani con la più alta densità di popolazione. Solo a Cochin vivono un milione e mezzo di persone su una superficie di novantacinque chilometri quadrati…vale a dire che più di seimila persone si dividono un chilometro quadrato…senza contare gli animali, che pure vengono considerati come aventi diritto alla vita e alla libertà di viverla.
Eppure in tutto il Kerala si può vivere pacificamente. Non importa chi sei. E’ più semplice di quanto si possa pensare. Il segreto sta nel capire sin dall’inizio che solo gli Dei possono pervaderne l’etere. Il tempo è scandito dai richiami di Dio…non importa quale.
A Cochin il tempo è sillabato dagli inviti alla preghiera provenienti da chiese cristiane cattoliche, di rito siriano ortodosso, sinagoghe , moschee, templi induisti, giainisti, o buddisti, e tutti ne rispettano il significato, a prescindere dal proprio credo.
Bijou e Aneesh, sono i due conducenti di riksiò che ci hanno accompagnato tra le vie di questa città. Bijou è cristiano mentre Aneesh è musulmano, sono amici sin dall’infanzia e lavorano insieme dividendosi i proventi del loro lavoro. Ebbene, quando uno dei due deve dedicarsi alla preghiera è l’altro che continua a lavorare e viceversa. Quotidianamente anima e corpo del mondo vengono soddisfatti e nutriti grazie all’affetto che lega questi due ragazzi.
E’ a Cochin che l’apostolo diffidente, Tommaso, trovò conforto ed accoglienza dopo che il suo maestro e amico Gesù fu messo in croce.
Fort Cochin è il nucleo principale di Cochin ed è separato da un braccio di mare dalla grande gemella Ernakulam, capitale finanziaria del Kerala. Ricco di elementi che ne rammentano la particolare storia, questo è il quartiere più amato dagli stranieri e dagli indiani stessi. La presenza dell’acqua che la circonda ne completa il fascino, ma ciò che rende particolarmente piacevole la zona di Fort Cochin è lo straordinario silenzio vivo in cui ci si cala quando vi si entra, quasi come fosse un silenzio reverenziale.  La chiamano  “la regina del Mare Arabico”, e la suggestione che infonde è forse maggiore di quella di Venezia. Venezia è famosissima tra i Keralesi, infatti Alleppey, che si trova più a sud viene chiamata così ma, mentre quest’ultima richiama alla mente Venezia per la presenza di canali navigabili, è Fort Cochin che con la sua atmosfera ne riproduce il fascino. Molti di loro mi hanno confessato che il loro più grande desiderio è quello di vedere Venezia, almeno una volta nella vita. Bè, io credo, che tutti dovrebbero visitare Fort Cochin con la vicina Mattanchery, almeno due volte nella vita…per rendersi conto che ci sono posti nel mondo dove quando torni, senti di essere tornato a casa.
Non è solo la sincera accoglienza della gente che ci trovi ad incantarti, ma la storia di cui sono intrisi i luoghi.
Una storia antica che racconta di un popolo quieto, sempre disponibile all’ospitalità e che, protetto dalla saggezza dei suoi sovrani, è riuscito, attraverso il commercio, a sostenere la pacifica convivenza di una società multietnica. La storia che attraverso più di duemila anni, ha visto giungere i primi cristiani nel 50 poi gli ebrei di Gerusalemme fuggiti dall’ira di Tito nel 70, e poi, mercanti cinesi, arabi, africani, europei…tutti sono stati accolti senza tante storie e con infinita generosità. Quanti torti ha subìto questo meraviglioso paese da parte dei suoi non sempre sinceri “visitatori”? Molti. Da vergognarsi. Ma non c’è stato rancore. Non c’è stata vendetta. Il risultato è quello che si vede oggi a Cochin, come in tutto il Kerala. Una società di persone, che pur nella loro umana imperfezione hanno solo un obbiettivo : quello di migliorare la qualità della vita senza riempire la testa della gente con la pusillanimità del consumismo a tutti i costi, senza abiti firmati né parti del corpo al silicone…senza le terribili stupidaggini sotto le quali, noi qui, stiamo soffocando.
I Keralesi considerano lo studio e la ricerca scientifica, uno dei fattori primari per lo sviluppo del benessere psicofisico, lo yoga con la meditazione e la medicina ayurvedica fungono da deterrenti contro l’arroganza, accettano i loro ruoli nella società con gratitudine verso i padri che glieli hanno tramandati, considerano il commercio una fonte di sostentamento per le loro famiglie non una questione politica da premeditare o pianificare. Ogni bene proveniente da lavorazione industriale o d’importazione riporta il prezzo stampigliato sull’etichetta, ma è nei mercati o nei negozi di artigianato, dove l’oggetto in questione è il frutto del lavoro manuale dell’uomo e del suo tempo, che il commerciante ha un compito quasi “filosofico”…il commercio per loro è un’arte che diventa gioco di strategia …come in una partita a scacchi, il compratore ed il venditore si contendono il valore dell’oggetto. E’ in gioco il lavoro di uno o più individui, la manipolazione di un frutto della madre terra che con la sua generosità ha messo ha disposizione degli uomini la materia prima. Per il venditore l’oggetto in questione ha un valore in quanto esso stesso proviene da un dono divino, ma che poi è stato arricchito dalla creatività e dalla buona volontà dell’uomo. D’altro canto, il compratore enuncerà tutti gli sforzi compiuti per riuscire a guadagnare il denaro con il quale ora intende comprare l’oggetto. Senza alcun limite di tempo le trattative vengono discusse tra i due. Arriveranno a parlare delle loro famiglie e dei figli, delle loro abitudini, dei loro desideri e a volte scoprono che i sogni custoditi nei cassetti dei loro cuori, sono gli stessi…anche se parlano lingue diverse. Verrà servito il tè…i toni saliranno per poi ricadere in sonore risate. E’ l’intelligenza sociale che sarà la vera regina sulla scacchiera. Vinceranno sempre tutti e due. Il prezzo della mercanzia e l’oggetto stesso sono diventati molto di più di uno scambio commerciale,essi sono divenuti un ponte per un passaggio reciproco di esperienze. Si stringeranno la mano.  Hanno passato del buon tempo insieme ed ora non sono più sconosciuti. La compravendita è una pratica così antica e nobile che sembra quasi impossibile credere che nel mondo civilizzato non ne abbiano ancora capito il senso.  In Kerala, se “hai sete” e “hai bisogno” di comprare una bottiglia d’acqua sai già che, ovunque sei, il prezzo è sempre quello…davanti a un tempio o nella più sperduta periferia, la stessa bottiglia d’acqua ha lo stesso prezzo.    Forse anche noi riusciremmo a dissetarci sotto la Tour Eiffel, o di fronte alla Fontana di Trevi,  se i moderni governi di oggi, fanatici del loro potere occulto sulle masse, mandassero i loro eminenti ministri in vacanza a Cochin anziché a Las Vegas. Il fatto è che qui la gente segue certe regole perché queste sono state dettate dalla natura stessa dell’essere umano. Se le fanno da soli le regole, perché conoscono se stessi, si sforzano di conoscere il prossimo e sanno riconoscere i limiti dell’uno e dell’altro. Abbiamo un corpo da soddisfare, ma è l’anima che ci parla da dentro. Ci vuole un po’ di silenzio per riuscire ad ascoltarla, e calma per saperle rispondere. E la perseveranza nel non interrompere mai questo sacro dialogo che qui è chiamato Dio. Non un Dio che risiede nell’alto dei cieli e che verrà per giudicare, ma un Dio presente in ogni luogo, in ogni essere, in ogni cosa. “Namaskaram” o “Namaste”, è il saluto che si rivolge in India, e significa : “ Mi inchino al Dio che si manifesta in te”…congiungono le mani all’altezza del cuore e reclinano il capo in segno di rispetto. Dio che si manifesta in te! Ed ecco che a riprova di quanto questo sia importante per questa gente, sui muri lungo le strade di Cochin, si vedono migliaia di messaggi pubblicitari come questo : Air Tell “dial 454650 for prayers alert”, un sistema di abbonamento per cellulari per ricevere avvisi automatici di preghiera.
Perché l’anima, ha bisogno di un nutrimento quotidiano per non appassire, e non c’è nulla di strano nel lasciarsi ricordare questo particolare!!!

da Anna Giosuè (inviato il 16/03/2009)

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