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Partire per il Kerala

   

Non tutti sono esperti viaggiatori e spesso coloro che vogliono recarsi in Kerala per ricevere le cure ayurvediche sono preoccupati più per il viaggio in aereo che per l’idea di andare in un paese così lontano e diverso come l’India. Nel parlare con persone desiderose di concedersi una vacanza in Kerala, e non solo,ho potuto trovare la conferma alla mia convinzione che ciò che da sempre funge da “sbarramento pratico e psicologico” di una parte dei potenziali viaggiatori italiani sono proprio tutte le strutture adibite all’erogazione dei servizi che invece di facilitare gli spostamenti li complicano. Sembra quasi una sofferenza maniacale degli organizzatori di questi settori! ( ho 48 anni ed ho iniziato a lavorare nel turismo a 18 e tuttora ascolto impotente il rammarico di molte persone che rinunciano a usare i mezzi di trasporto e le strutture per i viaggiatori proprio per l’inadeguatezza delle stesse e per i prezzi sconsideratamente alti. Queste sono le persone che poi affrontano lunghissimi viaggi in automobile, rischiando la vita nelle strade e autostrade già insufficienti per gli spostamenti dei lavoratori e autotrasportatori, non sempre rese sicure da una manutenzione idonea, aumentandone il traffico con le ovvie conseguenti ore di “fila” lungo il tragitto).
E’ un vero peccato ascoltare il dispiacere di chi, spaventato dalle difficoltà che si intravedono in una vacanza vi rinuncia a priori. La vacanza è una fonte di distensione, tempo condiviso, occasione di dialogo, ritorno al rapporto umano, stacco temporaneo da cellulari, tv, play station e computer (che si sono imposti come presenze continue ed ambigue nelle nostre vite), ritorno alla natura e infinita sorgente di cultura e salute.
Uno dei peggior incubi per una buona parte di italiani è l’aeroporto. Per alcuni la paura di volare è poca cosa di fronte al mostro che si cela in quel labirinto abitato da pellegrini del cielo. Per una persona che, improvvisamente e chissà per quale ragione, si vede costretta a ricorrere ad uno spostamento veloce come quello aereo ma non ne ha mai fatto esperienza prima, è un viaggio da dimenticare tanto può risultare traumatico.
Ecco il signor “X”, con un biglietto in mano, all’entrata dell’aeroporto…- Dove devo andare? A chi posso chiedere? Vanno tutti di fretta, tutti per conto loro. Non c’è nessuno con una qualche divisa particolare…magari personale aeroportuale…ma và…nessuno! Mi scusi…mi saprebbe dire… “sorry I don’t speak italian”…ma che ha detto? -
Vagherà per un bel po’ prima di trovare qualcuno che con sguardo compassionevole lo aiuterà nella “così semplice scoperta” del “check in desk”!
Il check-in desk…ma siamo proprio sicuri che è un bene chiamarlo così, oppure potevamo chiamarlo, che so, “accoglienza passeggeri del volo…” e poi magari accanto, scritto un po’ più piccolo “check-in” . Il signor “X” forse avrebbe risparmiato tempo evitando pure di sentirsi un ignorante…perché lui non lo è, prova ne è il fatto che conosce l’italiano perché in Italia c’è nato!
- Sono nato nel 1930 -  mi disse durante il volo che ci vide seduti l’uno accanto all’altro - e a quei tempi, , a scuola si studiava solo l’italiano e un po’ di francese!  Quando abbiamo vinto la guerra,
-continuò a raccontare-  il nostro rappresentante lasciò l’aula della conferenza perché parlavano francese e lui non capiva un’acca…sa signora, quante volte ho pensato che magari era stato proprio lui a suggerire di insegnare il francese nelle scuole italiane...ma a che cosa ci è servito poi? Per mantenere le famiglie, tanti di noi, se ne sono andati in Germania a lavorare o in America…mica in Francia! -
Chiusi definitivamente il libro che tenevo fra le mani e che avevo comprato per “il viaggio”. E’ un’abitudine sublime per me, un rituale che prende tutto il gusto di un dono. Un libro per il viaggio! Ma quel giorno, il racconto di quell’uomo è stato uno dei libri più belli che è un peccato non siano mai stati scritti. Gli italiani sono pieni di storie perché le loro vite sono sempre troppo brevi confronto a tutto quello che  la storia pretende che essi vivano.
Mi raccontò frammenti di storia del nostro paese mescolandoli alla sua di storia e con intermezzi spiritosissimi sulla sua avventura in aeroporto alla ricerca di quell’aereo che lo avrebbe dovuto portare in Kerala dove andava nel tentativo di lenire i dolori derivanti dal “suo male”, come lui lo chiamò.
Quel signore dall’aria semplice e mite mi parlò di come un’infermiera gentile le aveva sussurrato un giorno che se voleva soffrire di meno poteva andare in quella terra dell’India dove senza smettere le terapie che prendi in Italia puoi andare a farti togliere i dolori.
-Ha capito signora mia? Una volta erano i medici che si occupavano dei dolori della gente…venivano anche a casa  se li pagavi bene, e se non ti potevano aiutare, con qualche soldo in più, riuscivi anche a farti dire il nome del luogo dove potevi trovare la cura giusta…e adesso, guardi un po’…se non era per quella benedetta infermiera che in Kerala ci aveva portato sua sorella, io, di quel posto non ne avrei mai saputo nulla. Eppure ne ho pagate di visite private…e quante! Io ci andavo apposta, pensando, magari pagando la visita privata mi tratteranno un po’ meglio, insomma, almeno mi tratteranno, mi guarderanno bene e alla fine mi daranno il nome di qualche altra medicina che non mi faccia sentire così male, oppure il nome di un ospedale specializzato nel placare i dolori ! Niente, signora mia…niente! Fisioterapia…prescrivono la fisioterapia…per ogni male, per ogni dolore!
E’ gratis, e la gente ci và. E ci sono andato anche io…eccome…poi iniziai a pensare che era tutto tempo perso, tempo mio, che ne avevo così poco ancora. E tempo ne ho perso e pure soldi e i dolori mi stavano sempre addosso!
E poi l’infermiera e questo Kerala…è la prima volta che ci vado…ci provo…certo, era meglio se potevo restare a casa mia, al paese mio… ma io non lo capisco più tanto questo benedetto paese nostro, e allora, mi sono detto, se proprio devo sentire estraneo il paese dove sono nato, me ne vado lì, in questo Kerala…almeno mi sembrerà più naturale non sentirmi a casa!
“Lu monne cagne”…signora mia! Vede quante lingue parlo? Io sono abruzzese mia cara signora e a noi abruzzesi, quando vogliamo fare qualcosa, non ci ferma nessuno! Figuriamoci se mi lasciavo scappare questo aereo…sono arrivato in ritardo, e mi dispiace per voi passeggeri che mi avete dovuto aspettare, ma ce l’ho fatta! -
Ridemmo insieme, poi, di tante e tante altre sue storie, che il viaggio volò via in un batter d’occhio.
E già, il mondo cambia, ma grazie a Dio gli italiani restano sempre gli stessi.
Hanno poche esigenze gli italiani e non fanno rivoluzioni se lo stato non gli concede il dovuto. Pensano al male che ne verrebbe alla famiglia, ai bambini, alle mamme anziane…pensano che i sacrifici sono meglio dei guai. E di sacrificarsi ad andare altrove a trovare il pane ne hanno lunga esperienza.
Non chiedono molto gli italiani. Anzi certe cose non le hanno mai chieste, né desiderate. Certe cose vengono proposte agli italiani anche se non hanno nulla a che vedere con ciò di cui avrebbero veramente bisogno.
Certe cose, per gli italiani, sono inutili.
E’ inutile l’entrata trionfale e pomposa negli aeroporti, tirata a lucido come per dare il benvenuto ad un passeggero imperatore…con superstrade di velluto costeggiate di aiuole e alberi ed illuminate da costosissimi lampioni ogni metro! E’ esagerato tutto l’intrigo di “caramboleschi” svincoli, elevazioni e voli pindarici concretizzati in “arzigogoli”stradali…palazzi di vetro troneggianti ed insegne pubblicitarie dalle dimensioni spropositate degne solo di un mondo plastico e finto come quello di Las Vegas.
Le aree interne dedicate a negozi superlusso per la vendita di beni superflui sono inaccessibili ad una popolazione che, nella più fortunata situazione economica, impiega un intero anno quando non due a mettere via i soldi necessari per pagare le spese di una vacanza. E la conferma è visibile da tutti nel fatto reale che vede la maggior parte delle persone a “guardare ma non comprare”. Le spese che si devono sostenere per tutta questa “spettacolarizzazione” di un servizio sono inutili e ingiustificate anche perché  le pagano tutti gli italiani…anche quelli che a prendere l’aereo non ci pensano nemmeno!
E per quelle persone che si servono degli aeroplani per i loro spostamenti pur sostenendo ed accettando prezzi esorbitanti, le strutture non sono all’altezza di offrire un servizio adeguato al prezzo pagato e spesso l’ambiente è privo della gentilezza e cordialità che dovrebbe essere resa ad un consumatore così prezioso! Sono questi e molti altri i motivi che costringono gli italiani a fare poco uso dei servizi di trasporto della cara terra natale.
Saranno anche questi i motivi che hanno portato alla umiliante perdita della nostra compagnia aerea di bandiera?
Si può certamente affermare che è anche a causa di questa poca attenzione a spostamenti facilitati che la popolazione italiana è conosciuta nel mondo come apportatrice di scienza e conoscenza nella sola lingua italiana. I fortunati che vanno “all’estero” in vacanza o per studiare sono pochi rispetto alla grande massa che è costretta a lasciare questo desiderio chiuso in un cassetto forse per tutta la vita.
Noi siamo un grande paese, grande nell’accogliere lo straniero, grande nell’aiutare i paesi più poveri nell’ardua impresa di sopravvivere, grande nell’accettare nuove idee ed apportarne di nostre con la massima disponibilità, ma soprattutto grande nel sopportare di essere sempre maestro dell’ospitalità verso lo straniero ma raramente messo nella condizione di essere “preparato” a recarsi fuori confine.
Facciamo parte della comunità europea…qual è la lingua comune che dovremmo usare per comunicare ?
Abbiamo pensato subito all’adesione ad  una moneta comune…per quello non abbiamo dovuto fare neanche un referendum, è stato facile e immediato l’intervento, come una iniezione. Anche lì abbiamo sostenuto e ancora sosteniamo le ingenti spese che tale operazione ha richiesto. Hanno pagato e pagano tutti, anche quelli che non solo non ne hanno tratto alcun beneficio in fatto di qualità della vita ma che ad adottare l’euro non ci pensavano nemmeno.
E la lingua inglese? Non fa parte del progetto comunitario? Vogliamo verificare con quante ore settimanali di lezioni di inglese nelle scuole italiane si risolve l’insegnamento di un mezzo così fondamentale per la preparazione di una persona che potrà, attraverso l’uso di questa lingua, far parte di questa comunità che tanto ci costa?
I numeri parlano da soli e ci dicono che troppi pochi soldi sono spesi per renderci adeguati ai tempi che stiamo vivendo e metterci nella condizione di poter migliorare le nostre vite anche quando questo significa un trasferimento, per poterci presentare senza indugi ad un colloquio per l’ottenimento di un impiego in cui è richiesta la conoscenza di almeno una lingua straniera e per non doverci sentire inadeguati e timorosi nell’affrontare un viaggio, ma soprattutto per renderci liberi .
Mi viene in mente una frase che una mia amica mi ha riferito di aver letto su un grande cartellone pubblicitario negli Stati Uniti: “Life is a giungle if you are not prepared” che si traduce : “La vita è una giungla se non sei preparato”. Questa breve e semplice frase ben si adatta alla situazione generale nella quale ci troviamo oggi, e spesso la ripeto ai giovani che delusi dalla scuola non riescono a trovare motivazioni sufficienti per impegnarsi personalmente nel difficile compito che è una preparazione idonea ad affrontare un mondo che gira troppo in fretta.
La vita è una giungla se non sei preparato…e gli aeroporti italiani un inferno se non sai come muoverti!
L’arrivo negli aeroporti è un trauma per chi non è abituato a “volare”. Per i non esperti non ci sono indicazioni che spieghino come orientarsi e dove dirigersi per le pratiche di imbarco. Improvvisamente tutti parlano inglese sebbene ci si trovi in Italia gli impiegati sembrano spesso quasi tutti stranieri che poco capiscono il nostro “linguaggio primitivo” e ci guardano increduli mentre rispondono alle nostre timide richieste di informazioni con l’espressione di chi fatica a immaginare tanta inadeguatezza ed impreparazione!!!
Gli annunci fatti con gli altoparlanti sono incomprensibili già di per sé…il fatto che poi siano anche in inglese li rende inutili ad una gran parte di italiani. In un aeroporto italiano ci si dovrebbe esprimere innanzitutto “in italiano” e accanto ad ogni parola sarebbe educativo porre l’equivalente in inglese. Più che una grande quantità di bar, ristoranti e paninoteche all’interno degli aeroporti sarebbe bello trovare una gran quantità di dipendenti aeroportuali pronti ad aiutare le persone con i bagagli e per l’espletamento delle pratiche fino al raggiungimento delle porte d’imbarco. Molti posti di lavoro sarebbero assicurati ai nostri giovani, alcuni dei quali oggi l’inglese lo sanno meglio dei nostri insegnanti, grazie ai corsi in terre straniere pagati a loro spese. Lo stipendio basso non farebbe loro paura perché gli italiani sono generosi all’estero come lo sono in patria e donerebbero loro laute mance!
Una sala massaggi per spalle collo e testa e per gambe e piedi potrebbe prendere il posto di uno dei lussuosissimi negozi del Duty free…in tempi di crisi come questi nessuno compra diamanti ma tutti si concederebbero un massaggio a prezzi privi di tasse prima di un volo in aereo: tutti i doloretti e malesseri dovuti alle ore di volo, “volerebbero via”, dando salute e benessere ai viaggiatori! E qui altri posti di lavoro per i nostri ragazzi e ragazze che magari poi con uno “stipendiuccio” riuscirebbero anche loro ogni tanto a godersi la vita con i loro soldi senza aspettare “la borsetta di mammà”.
Ma queste sono cose che trovate negli aeroporti del vicino ed estremo oriente…e non siamo mica più ai tempi dell’imperatore Adriano in cui si esportavano ed importavano idee insieme ai beni di consumo!
Non facciamo parte più dell’impero romano ma abbiamo sempre Roma.
L’autostrada per l’aeroporto di Fiumicino a Roma ci trasporta sulla “highway 101” (la pronuncia in italiano : “uan o uan” sembra cinese ma è solo inglese) californiana senza neanche salire sull’aereo. Wow (uau)…l’auto scorre liscia  come una nave sull’oceano…l’asfalto è di velluto e l’orizzonte è infinito. Non c’è nessuno! Tranne noi nella nostra auto e questa lunga, lunghissima strada dritta e ampia costeggiata da lussureggianti siepi fiorite…tutto intorno il verde dei campi sotto un cielo che, come per un magico contributo di un caso tutto naturale, è sempre blu. Se ci vai di notte, hai l’occasione di fare lo stesso tour con lo spettacolo illuminato da migliaia di lampioni…stelle che puoi toccare con tutte e due le mani se distendi le braccia, tanto sono vicini l’uno all’altro! Ma è solo un abbaglio…un mezzo per stordirci e renderci mansueti e quieti dinanzi a cotanto sfarzo che incute un rispetto quasi reverenziale. La realtà ci attende all’interno dell’aeroporto nell’impresa di farci strada  in mezzo ad una folla incredibile, impiegati robot, carrelli pieni di valigie con appese facce imbambolate, file di hostess complete di trolley che scodinzolano impettite dietro ad un capofila che funge da mamma papera, gli altoparlanti che continuano a gracchiare e…speriamo che non ci sia uno sciopero! Mamma mia quanta gente! Ma da dove è passata questa folla infinita? Ha preso il trenino, per risparmiare, per non disturbare eventuali accompagnatori e per non prendere un taxi che costa un’enormità. Si caricano, queste persone, tutti i loro bagagli e prendono l’autobus che da casa li porta alla stazione dove con il trenino raggiungono esausti l’aeroporto. Dio conservi loro sempre la buona salute per affrontare tale “affronto”. Sei fortunato a vivere in una grande città…se ti serve hai anche l’aeroporto…altrimenti, se vivi in una piccola città devi fare tanti di quei giri in treno e autobus che ti passa la voglia solo a pensarci! Le navette che organizzano trasferimenti delle persone da casa all’aeroporto (specialmente se si tratta di anziani o famiglie con bambini) a prezzi accessibili? Certo, ci sono, e a dire il vero sono gratuite! Vengono presso il tuo domicilio, ti aiutano con i bagagli e ti portano fino al cospetto dell’impiegato in aeroporto! Semplice e indolore! Sempre che tu abbia acquistato un biglietto in prima classe, intendiamoci bene, non business class, che costa il doppio di un economy, ma prima classe, che costa quasi il triplo.
Nonostante tutto questo, l’ostinata volontà di un imperatore che ci vuole chiusi nella gabbietta a fare instancabilmente la ruota nella convinzione di andare lontano mentre lui si diletta ad osservarci rosicchiare le montagne di cibo che ci propina nell’estasi sua di fare di noi consumatori eccellenti capaci di procreare altrettanti accaniti consumatori, non è abbastanza potente da placare la particolare natura degli italiani che nel corso dei millenni sono stati e sono tuttora instancabili sognatori e grandi viaggiatori!
Questi italiani sono ancora capaci di fare bagagli ed andare lontano lasciando la gabbietta “superaccessoriata” e colma di biscottini e succulento mangime all’imperatore che deluso continua a chiedersi come fanno a scappare.
Me ne compiaccio sempre ed è proprio per questo che tanto sono fiera delle persone che mi chiedono di unirsi ai miei viaggi perché non sono mai stati da nessuna parte e vorrebbero imparare a viaggiare. Sono tanti e sono persone meravigliose che hanno lavorato sempre e che si concedono, magari dopo anni di sacrifici, di aprire quel cassetto in cui fra qualche desiderio nascosto vi era anche quello di “un viaggetto”. Molti di loro salgono su un aereo per la prima volta e hanno più di settant’anni. Tra quelli che mi seguono per recarsi in Kerala a curare le artriti o i reumatismi ve n’è spesso più di uno che non deambula e che quindi è costretto ad usare una sedia a rotelle con tutte le difficoltà che ben conosciamo, loro sono i veri viaggiatori prodigio. Viaggiano nella speranza di migliorare la propria vita aiutando il proprio corpo a ritrovare le energie necessarie. Viaggiano per fuggire dalle complicazioni che si presentano nel momento triste in cui, nella vita, ti trovi a dover aver  bisogno di una visita medica accurata o di una terapia particolare e non sei spropositatamente ricco. Partono alla ricerca di un paese diverso, dove esista un modo migliore di essere malati. Viaggiano anche per ritrovare un po’ di pace e di quiete…forse addirittura il silenzio, perché ormai in Italia per ascoltare un uccello cantare ci vorrebbe un black-out nazionale. Ad essere instancabile è il loro coraggio ed un profondo amore per la vita.
Poi quando arrivano in Kerala si rendono conto che nella semplicità si ottengono molte più cose…forse le superflue no ma quelle essenziali sono proprio lì, a portata di mano. Non ci sono tanti fronzoli in giro, eccezion fatta per le distese infinite di palme, ma gli aeroporti funzionano bene, i bagagli difficilmente si perdono, i taxi hanno un costo accessibile anche per gli indiani stessi,  e si parla inglese oltre la lingua locale.
Il rispetto, la cordialità, la gentilezza e la cura nei rapporti umani fa parte della filosofia della loro vita quotidiana. Il benessere dell’uomo inizia nello sguardo benevolo che l’altro gli porge nel momento dell’incontro…ovunque ci si trovi e per qualsiasi ragione.
Noi abbiamo la fortuna di essere nati in un paese bellissimo e siamo dotati di un carattere aperto e benevolo. Ovunque andiamo ci facciamo voler bene. In India ci adorano…e questo lo dobbiamo anche a Sonia Ji, amatissima in Kerala, che seppur ormai indiana per scelta è nata qui, in Italia.
Ovunque andiamo ci verranno riconosciuti i nostri pregi e se di difetti ne abbiamo ci aiuteranno a liberarcene, educandoci con l’esempio, l’ordine, la correttezza, la serietà,la giustizia e soprattutto il dialogo. Cose alle quali noi, gente comune, siamo abituati da millenni.
Non portatevi abiti, scarpe o oggetti preziosi, in Kerala guarderanno i vostri occhi. Non portatevi medicine perché tutte le medicine acquistabili nel mondo le trovate qui a prezzi molto più bassi.
Non c’è delinquenza perché conoscono l’arte di vivere e se hanno bisogno di qualcosa la chiedono.
Lo straniero è considerato come una manifestazione del divino…e come tale è onorato.
Dal momento del vostro arrivo i keralesi faranno del loro meglio per farvi sentire a vostro agio, non parlano italiano ma conoscono la lingua universale dei gesti e scoprirete quanta gioia ripongono nel riuscire a comunicare, se avete difficoltà motorie vi aiuteranno a camminare, se non potete camminare vi prenderanno in braccio.
Il sorriso è nel loro saluto, al vostro arrivo come quando ripartirete.
I nostri aeroporti allora, al confronto di quelli del Kerala vi sembreranno esagerati e inutili eppure non sentirete rancore nel vostro cuore né infruttuosi giudizi nella mente ma solo una sana e giusta determinazione a rivalutare i rapporti umani ed essere più comprensivi verso il prossimo, specialmente verso i giovani che corrono, corrono, per ritrovarsi sempre nello stesso medesimo punto.
Il vostro benessere interiore vi farà vedere con più chiarezza le cose che nell’affanno di una vita fatta solo di lavoro, orari, scadenze e notizie di cronaca sempre più simili a film dell’orrore assumono le dimensioni di un gigante capace di ingoiarvi se solo provate a muovervi.
Il vero mostro è l’abitudine alle cose, è l’accettare che dopo il ripetersi di alcuni eventi li si debba ritenere “normali” e quindi subirne gli effetti che ci danneggiano.
Un modo per iniziare a svegliarsi può essere quello di partire per tornare con una merce ancor più preziosa di quella riportata dal Kerala da Marco Polo nel 1200.
Tornerete più sani nel corpo e nella mente e con una sana voglia di non ricominciare a “rosicchiare il mangime”ininterrottamente, stando svegli a guardare la TV durante la notte e uscendo di giorno addormentati dall’abitudine del vivere.
Anche l’India ha conosciuto e conosce bene il rischio del cadere prede del “sonno” di un’esistenza programmata e  la fatica che si deve fare per raggiungere il momento del risveglio. Ecco cosa scriveva per il suo paese Tagore , grande saggio e amatissimo poeta:

 “Dove la mente è senza paura e la testa è portata alta;
dove la conoscenza è libera;
dove il mondo non è stato frammentato da anguste pareti domestiche;…
dove il limpido fiume della ragione non ha perso la via nell’orrendo deserto di sabbia della morta abitudine;…
in questo porto di libertà fa, padre mio, che si risvegli il mio paese”

Ci sono paesi in cui si possono imparare molte cose…uno di questi è l’Italia.
Ci sono grandi saggi in Italia, uno di questi è il signor “X”…
Se lo incontrate in aeroporto dategli una mano a trovare il suo aereo, specialmente se è lo stesso che dovete prendere anche voi, altrimenti partirete in ritardo perché lui in aeroporto “si perde” e fa fatica a badare a dove mettere i piedi e dove gli occhi perché lui deve continuare ad usare le stampelle   ma in Kerala ci torna perché almeno il dolore se ne và e quel “suo male” non è più così cattivo.
Dategli un sorriso da parte mia se avrete la fortuna di incontrarlo.
C’è questo e molto di più nel voler partire per il Kerala.
Non abbiate timore quindi ad affrontare il viaggio, a meno che il vostro medico non ve lo sconsigli per motivi legati alla vostra stessa salute.
Aprite il cassetto e sfidate l’imperatore, scendete dalla ruota e fuggite dalla gabbia!

 

18/05/2009 - di Anna Giosuè

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