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Il miracolo del Kerala: considerazioni personali
   
 

Il miracolo del KeralaL’ascesa del kerala in campo economico e sociale è oggetto di studio e riflessione dello stesso governo centrale indiano. Nell’ultimo decennio si è potuto osservare il frutto di quello che è stato un impegnato e responsabile approccio politico da parte dei governi del Kerala sull’ambiente e sulla popolazione. Pur essendoci ancora situazioni di miseria e disparità sociale, è evidente che il paese gode di una situazione assolutamente confortevole rispetto agli altri stati indiani e ad altri paesi del terzo mondo.
Io, personalmente, non ho particolari preferenze in campo politico ed ho scelto di non far parte di nessuno di quegli ambienti in cui, nel mio paese, si fa politica. Questa scelta è stata una conseguenza della mia personale presa di coscienza del fatto che il governo italiano fosse capace di tutto tranne che di governare l’Italia. E non parlo di un governo in particolare, ma di tutti quelli che si sono alternati sin dalla nascita dell’Italia. Considerazioni personali, sempre discutibili!
Nel caso del Kerala, l’alternanza del Partito del Congresso e di quello Comunista uniti da un profondo orgoglio nazionale e coadiuvati dalla partecipazione attiva del popolo, è stata evidente la volontà di migliorare la vita dei cittadini (Il BJP, considerato un partito fascista di fondamentalisti indù non ha trovato praticamente terreno in cui attecchire in questo paese in cui convivono da secoli musulmani, induisti e cristiani che non hanno alcuna voglia di perdere benessere per questioni religiose). Nonostante le situazioni di “paludi burocratiche” sempre presenti nelle condizioni di potere, il Kerala è la dimostrazione che un “buon governo" può trasformare la vita della popolazione in modo radicale semplicemente utilizzando le risorse locali.
La cultura, l’ambiente e le buone tradizioni si sono rivelate come una carta vincente sul piano economico e stanno pian piano mettendo il paese nella condizione di poter sradicare le consuetudini sociali negative.
Il governo si è concentrato sulla cultura alfabetizzando il paese senza distinzioni di sesso o caste e a tal proposito sono state emanate leggi particolari.  Le tradizioni, che ancora persistono nella popolazione quali l’emarginazione delle caste più basse e delle donne nell’ambito scolastico, stanno perdendo importanza e valore man mano che le nuove generazioni acquisiscono una loro identità.
Questo non vuol dire che la condizione attuale sia priva di problematiche umane, anzi, ma rispetto ad altri paesi del terzo mondo, l’intervento del governo è lodevole.
L’ambiente in Kerala è talmente verdeggiante che la letteratura è piena di riferimenti ad esso collegati. Il territorio è coperto di palmeti ed in montagna le varie  piantagioni rivestono le alture donando un panorama estatico. Nella zona centro-settentrionale, la laguna offre percorsi navigabili in un contesto naturale di assoluta e semplice bellezza. Lungo la costa, le spiagge sono ampie e si affacciano sull’oceano indiano le cui acque sono sempre tiepide. Bene, il governo ha puntato sul turismo ecologico. Ha investito sulle infrastrutture, pavimentando migliaia di chilometri di strade per rendere accessibili gli alberghi anche nelle zone più difficili da raggiungere e tali strade, che il sole cocente ed i monsoni violenti riducono in briciole, vengono smantellate e coperte di nuovo asfalto continuamente. In questo modo le vie sono sempre transitabili e viene impiegata tanta manodopera da sfamare mezzo paese. Tra l’altro v’è da dire che in Kerala tutto viene eseguito a mano e l’ausilio di mezzi meccanici è raro, per cui l’impiego umano è enorme. I lavori di escavazione sono prettamente maschili, mentre il trasporto dei materiali è un lavoro affidato alle donne. Senza l’ausilio delle donne in Kerala non si potrebbero costruire nè strade né case. La manovalanza è donna in questo paese. Il governo ha dato così a centinaia di migliaia di donne la possibilità di avere un reddito personale.
Grandi finanziamenti sono elargiti per l’apertura di impianti turistici, specialmente quelli in cui la costruzione significa anche la bonifica dell’area.
Gli aeroporti sono stati ampliati e snellite le pratiche burocratiche con l'impiego di più personale. Con un sistema di facile attuazione, un ulteriore controllo e riconferma dell’itinerario dei propri bagagli al momento dell’imbarco sul carrello diretto al velivolo da parte dei viaggiatori, esclude ogni possibilità di perdita degli stessi per errori nel trasporto.
Questa è la dimostrazione che senza bisogno di spendere tanti soldi dei contribuenti in impianti dedicati al duty free, come succede qui in Italia, si può gestire un aeroporto capace di rispettare i diritti e le esigenze di un enorme flusso di persone, anche con i pochi mezzi di cui può disporre un paese del terzo mondo.
Questa serie di facilitazioni, invitano gli stranieri a tornare in questo paese sopportando meglio anche il costo del visto, per niente a buon mercato e l’ottenimento dello stesso, spesso difficoltoso e restrittivo. Il governo indiano infatti, non rilascia facilmente visti per permanenze turistiche superiori ai sei mesi, che già sono considerati un’eccezione alla regola. L’entrata e la permanenza nel paese devono essere sufficientemente motivate da chi ne fa richiesta e nell’accoglienza della domanda il governo indiano deve trovare un proprio guadagno non necessariamente di natura economica. Prova ne è che nessun problema né impedimento viene ad ostacolare la richiesta di un visto per motivi di studio. La persona che chiede di entrare nel paese per arricchirsi di cultura ed eventualmente portare all’interno del paese ricchezza culturale è la benvenuta. In questo paese i libri hanno un costo così basso che sono accessibili a tutti. Comunque il libro non è visto come un bene commerciale come lo è qui da noi. In Kerala ogni ristorante o punto di ritrovo possiede un angolo libreria dove puoi prendere un libro e leggerlo e se ti piace puoi chiedere di portarlo via con te…nessuno te lo negherà, ma ti sarà chiesto di lasciarlo, una volta finito di leggerlo, in qualche altro posto simile a quello in cui lo hai preso anche fosse in altra città, per dare l’opportunità ad altri di leggerlo. Questo modo di fare spinge automaticamente le persone a lasciare i libri letti in posti come questi e non a tenerli in bella vista nelle imponenti librerie di casa ben ordinati e spesso mai letti. L’eterogeneità dei turisti fa sì che si possono trovare libri in tutte le lingue del mondo e spesso il turista che si vede regalare un libro è spinto a ringraziare nella sua lingua autoctona cosicché in Kerala sanno come dire “grazie” in tutte le lingue del mondo. E a me questa sembra la più gentile forma culturale che sia mai esistita.
Il governo interviene nell’albero strutturale della società non solo curandone i rami in bella vista ma nutrendo  il terreno in cui affondano le sue radici.
Per quanto riguarda le buone tradizioni, particolare attenzione è stata data ai centri di studio della medicina ayurvedica. Prima di parlare di questa però, voglio esporre la situazione in generale .C’è da considerare che in Kerala la medicina convenzionale è presente ad altissimi livelli, e che insieme ad essa e con lo stesso rispetto l’omeopatia, la fitoterapia, la medicina cinese e le più disparate tecniche del massaggio vengono praticate con il solo intento di restituire al malato una condizione di vita migliore. Contemporaneamente alle cure dedicate al fisico, i medici “sempre” indicano al paziente la dieta alimentare più idonea e si informano sulla condizione psichica del malato offrendo un valido aiuto psicologico oltre che umano. Lo yoga come la meditazione in Kerala, sono materie di studio nelle scuole, per cui quando i pazienti si recano dal medico sanno già che congiuntamente ai medicinali saranno presenti nella prescrizione anche particolari ripetizioni di tali pratiche.
La persona viene osservata nella sua interezza e non nel suo sintomo. Vengono ricercate le cause del malessere nella convinzione che in molti casi la malattia è solo una conseguenza di un “male di vivere”. Chiunque si reca in un ospedale con un dolore qualsiasi vedrà medici ed infermiere adoperarsi in tutta fretta per lenire il dolore con iniezioni intramuscolari di rapido effetto. Il dolore fisico della persona, in questo paese, non è tollerato. Non vengono somministrati medicinali di alcun tipo senza prima aver effettuato la prova allergica sottocutanea, per cui l’attesa che deve subire un paziente indiano per ottenere il placarsi del dolore in un pronto soccorso, non supera i dieci minuti del tempo necessario al test. Ogni intervento di pronto soccorso viene schedato e al paziente viene consegnato un tesserino con i dati personali e quelli in riferimento alle cure ottenute. L’ospedale conserva i verbali in cui sono descritti i dettagli dell’intervento in appositi registri. In questo modo, grazie ai vari tesserini conservati dal soggetto ed i verbali presenti nei vari ospedali, in caso di bisogno ed in qualsiasi momento si può ottenere “la storia clinica” personale di un cittadino. Al momento del ricovero, quando questo è necessario, “il malato deve essere accompagnato e non può rimanere mai da solo”. Per questa ragione, accanto al letto previsto per il paziente è presente un altro lettino che viene usato dal familiare di turno. Giorno e notte deve essere presente un familiare o amico accanto al malato perché in questo paese si ritiene che la persona in condizione di salute precarie sia più vulnerabile e quindi richieda più attenzioni.  E se c’è più di un familiare accanto ad un malato tanto meglio! Nel caso di ricovero di bambini sono sempre presenti due o tre persone per rendere la degenza meno traumatica possibile. Nessun impegno di lavoro può essere motivo di abbandono di un malato. I datori di lavoro non sanno cosa significa lamentarsi di un’assenza dal posto di lavoro quando questa è motivata da un turno presso un familiare in un ospedale.
Gli ospedali specializzati in Kerala sono all’avanguardia e ne ho avuto personale conferma. Chiaramente in un paese del terzo mondo la scienza unita alla tecnologia hanno un costo molto alto. La maggior parte dei cittadini comuni non può permettersi  sempre di accedere alle strutture migliori. In molti casi una semplice operazione che cambierebbe la vita di una persona non è finanziariamente sostenibile. E’ qui che subentra un’altra tradizione. Tutto il quartiere dove la persona vive viene invitato a partecipare alle spese con una implicita promessa di restituzione del denaro donato. Sebbene significhi un gran sacrificio per l’intera famiglia, nessuno nega il contributo perché in questo paese la lotta contro la sofferenza umana è una filosofia. In molti casi tutto questo sforzo umano non basta per salvare una vita, ma io penso che questa fratellanza  preserverà il paese da dalla perdita della coscienza umana.
Sulla base di quanto spiegato e con la lungimiranza che solo una buona politica può dare ad un paese, il governo del Kerala  ha investito sulla valorizzazione e diffusione in larga scala di una delle più antiche buone  tradizioni del paese: la medicina ayurvedica. Rivalutando questa pratica ed eleggendola quasi ad emblema del paese, il governo del Kerala ha coinvolto milioni di persone nello studio e nella pratica di questa medicina che richiama altrettanti stranieri nel paese che portano ricchezza ottenendo in cambio altra ricchezza forse ancora più preziosa: la salute.
Chiunque si reca in Kerala per ricevere cure ayurvediche riparte con la promessa di un ritorno, tanto è il sollievo che da questa pratica deriva.
Chiunque si reca in Kerala dovrebbe tener presente gli sforzi che questo paese sta facendo per migliorare la propria condizione e che aiutare questa gente significa anche premiare la capacità che hanno di adoperarsi ed impegnarsi personalmente. Gli indiani nel Kerala somigliano sin troppo a noi italiani dell’Italia tanto che potremmo essere figli di uno stesso padre…speriamo che quel padre venga a passare un periodo anche qui con noi dopo aver finito di crescere loro.

03/03/2009 - A. Giosuè

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