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La bambina

 

 

 

   

La bambinaLa bambina è un’intrusa sconosciuta, causa di dolore quando nasce, una maledizione per i genitori che devono provvedere alla dote.  La bambina è anche quella che deve essere nutrita meno rispetto alla controparte maschile ed è una facile preda per sfruttamenti sessuali.
Questa è la bambina.
In una società in cui donne e bambini hanno già pochi diritti, lei non ne ha nessuno.
Difficile e ancora preoccupante è la condizione della donna nell’ambito familiare prima ancora che sociale. La tradizione qui è molto forte ed è estremamente difficile per il governo intervenire vista la forte omertà presente ovunque. La questione della donna in Kerala è controversa. In forte contrasto con l’emarginazione e gli abusi subiti dalle donne, una gran  parte della società è praticamente matrilineare. È Amma (che significa mamma) per gli indu e cristiani; è Umma per i musulmani,  è il personaggio carismatico della famiglia. L’uomo dispone dei beni, amministra le proprietà e si occupa di tutte le questioni burocratiche dalle più semplici alle più serie. Ma è in realtà la madre di famiglia che decide e manovra le scelte della famiglia detenendo il potere affettivo ed esercitandolo senza mezzi termini.
Il padre, di contro, possiede la donna e ne dispone come fosse una proprietà .
Non sono rari i casi in cui un marito decide di vendere un rene della moglie per ricavarne denaro.
Questo tipo di abusi sono diffusissimi tra le caste basse dove purtroppo lo Stato del Kerala non è ancora riuscito ad elevare il grado di educazione a livelli soddisfacenti.
In queste caste, quando il destino è generoso, l’emarginazione di una donna inizia quando ella è ancora una bambina. Purtroppo la nascita di una femmina è così gravosa per le famiglie povere che queste decidono di lasciarla morire appena nata oppure di abortire se ne hanno accertato il sesso femminile.
Dal 1994 i medici hanno l’obbligo di non rivelare il sesso del nascituro durante l`ecografia prenatale. Il governo indiano ha approvato una legge che proibisce l’aborto dei feti sani. Tuttavia, offrendo generosi compensi, è ancora possibile accertare il sesso del nascituro ed abortire nel caso in cui sia una femmina.
Ma perché  tutto questo accanimento? I motivi sono principalmente due ed entrambi legati alla tradizione. La donna dovrebbe sposarsi entro il venticinquesimo anno di età (fortunatamente le spose bambine qui in Kerala non sono quasi più esistenti) e la famiglia di origine, oltre che a scegliere il marito, deve provvedere alla dote detta Dowry o Pocket money.
La dote può consistere di terreni, case, soldi contanti oppure oro.
Le famiglie povere che devono trovare un marito per la figlia contraggono debiti che poi restituiranno nel corso di tutta una vita. Se il padre è presente la famiglia del maschio chiede di più, è per questo che molti padri abbandonano la famiglia appena vi nasce una bambina. Rimane la madre a pagare il debito. Le donne senza marito hanno sempre a carico una o più figlie femmine.
L’India povera è povera soprattutto quando è femmina.
La maggior parte dei poveri appartiene alle caste più basse. L’ultimo gradino è occupato dagli intoccabili. Qui in Kerala molti di essi appartengono alla casta dei Kurava. La maggior parte delle donne senza marito sono donne Kurava. Per loro trovare un lavoro è molto difficile. Le donne delle caste più alte non le lasciano entrare in casa e comunque vengono abbandonate quando hanno bambini molto piccoli da accudire. Non sanno né leggere né scrivere e non posseggono alcun tipo di educazione.  Il governo ha emanato delle leggi a favore di queste donne ma sono di difficile attuazione vista la forte tendenza nel conservare certe tradizioni e l’incapacità delle donne stesse nel tenersi informate. Comunque lo stipendio medio di una donna Kurava può essere di 1000 rupie al mese equivalenti a 20 euro oppure di 200 rupie (3 euro) al giorno nel caso in cui abbia un fisico adatto al lavoro di manovalanza.  I loro bambini frequentano la scuola del governo spesso senza possedere libri o quaderni. La scuola è considerata più come un rifugio dove depositare i piccoli durante le ore lavorative. Ma alle cinque della sera, ora di uscita da scuola, molte di queste donne vanno a prendere i loro bambini dopo aver percorso chilometri a piedi scalzi ma con un dolce sorriso.

31/01/2009 - di A. Giosuè

   

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