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“Il dolce partir (di Antonio Pigafetta)”

Sabato 19 marzo 2011 al teatro "Il cantiere" Via Gustavo Modena, n. 92 - Trastevere - Roma

 

 

 

   

 

 Il dolce partir (di Antonio Pigafetta)

genesi e struttura dell’Operetta

 

 Magellano

 

 di Gianmarco Serra

con Carlo Pascucci, Elisabetta Magnani, Mirio Tozzini

Aldo Cavoli, Emo Rossi, Roberto Gotta, Davide Muccini e molti altri 

Informazioni storiche e biografiche sulla genesi dell’operetta.

 Nota prima. Antonio Pigafetta, scrittore e viaggiatore vicentino fu al seguito della flotta di Magellano alla ricerca di una via per le IndieMagellano2 passando a Sud del Nuovo Mondo. Ossessionato da un istinto di avventura e sfida, Pigafetta è uno dei 18 superstiti (di una flotta di 5 navi e 250 persone, alla partenza) che hanno compiuto il primo viaggio attorno al mondo (1519-1522): di questa impresa ci ha lasciato una celebre relazione scritta al ritorno in Italia nel 1525. Se ne può ascoltare ampia lettura radiofonica con trasmissioni dedicate al viaggio di Magellano presso il sito: Magellan

Tuttavia Pigafetta una prima relazione, in forma di diario, la scrisse durante il viaggio e al suo ritorno la consegnò nella mani di Carlo V – cioè Carlo I di Spagna; quella relazione è oggi perduta.

 Nota seconda. Nel 1570, 48 anni dopo gli eventi di Magellano e Pigafetta, Miguel de Cervantes è in Italia in qualità di pappagallo, cioè soldato spagnolo, al seguito del Capitano Juan Ponce de Leon, del tercio di don Lope di Figueroa che è stato anche governatore dello Stato dei Presidi di Orbetello nel 1570 e poi passò ad esserlo di Piombino. Tra il 1570 e il 1574 Cervantes ha visitato i Presidi di Orbetello almeno due volte di cui una per un inverno intero. Del periodo in Italia di Cervantes (1569 – 1575) ancora mancano studi accettabili ed attendibili sui suoi spostamenti, soggiorni, contratti professionali. Di certo il periodo italiano ha condizionato nello stile e atmosfere la sua opera Le novelle esemplari.

 Nota terza. Dagli anni Settanta del Novecento il prelato di Porto Santo Stefano Padre Pietro Fanciulli ha studiato e pubblicato libri sullo Stato dei Presidi, riportando traduzione letterale e copia anastatica degli originali tratti, tra le altre, dalle Biblioteche di Simancas, di Madrid, di Toledo, di Napoli. La maggior parte di questi volumi sono pubblicati dalla tipografia Atla, per conto di Laurum editore di Pitigliano. Tra i libri più importanti c’è una monografia in tre volumi pubblicata da nel marzo 1999 che riporta documentazione inedita trovata, tra gli altri, anche presso l’Archivio Storico di Orbetello. (E’ importante ricordare che il primo intervento di restauro e nuova catalogazione dell’Archivio storico di Orbetello è proprio del 1999 ed è stato diretto dalla signora A. Velasco, responsabile appunto dell’Archivio storico del Comune di Orbetello). L’opera del Fanciulli rimane il più meritevole sforzo di collazionare documentazione sugli oltre cento anni di dominazione spagnola in Maremma tuttavia la signora Velasco, in una intervista che le ho fatto nel 2002 per un documentario per conto di Rai Educational sullo Stato dei Presidi, afferma che i documenti che don Pietro Fanciulli ha potuto consultare e pubblicare sono probabilmente poco più della metà dei documenti realmente giacenti nell’archivio e riferentisi ai secoli XVI e XVII. Nell’intervista mi confermò che molti versavano purtroppo ancora in stato precario nell’umidità, semiabbandonati, quasi a marcire. Nel 2005 un altro intervento del comune di Orbetello ha permesso il trasloco di parte dell’Archivio Storico dal Palazzo del Comune alla sede del Museo del Frontone di Talamone, in Orbetello. Si sono così sottratti all’irreparabile parte dei materiali più preziosi. Dal 2008, con enorme fatica e scarse risorse, è in corso la nuova catalogazione delle giacenze.

 Nel 2008, al momento in cui stava compilando una pre-catalogazione e ordinazione dei documenti, per l’amicizia e la stima che ci lega, la Signora Velasco mi ha contattato informalmente per analizzare alcuni documenti che avrebbero potuto interessarmi (lei sapeva, dai tempi delle mie ricerche del 2002, che io ero sulle tracce di Cervantes in Italia). L’ho dunque raggiunta pochi giorni dopo presso la nuova sede dell’Archivio a PigafettaOrbetello e mi ha mostrato un documento diviso in dodici pagine numerate dalla uno alla ventuno, in cui mancano la due, la tre, la quattro, la sei, la sette, la undici, la quindici, la sedici, la diciassette, la diciannove e la venti. Il foglio uno, il più danneggiato, portava ben chiara la data del 3 settembre 1570 in Porto d’Hercole e l’autorizzazione del capitano Juan Ponce de Leon all’ignoto estensore del documento a redigere un riassunto dei racconti del pescatore di coralli spagnolo residente in Porto Santo Stefano Juan de Santandrés de Cueto, sulle mirabilia viste nel suo viaggio nel Pacifico al seguito di Magellano e sull’amistade col grand’huomo Antonio Lombardo (nome di Pigafetta). Il mio stupore e l’emozione erano grandi: chi aveva redatto quelle inedite pagine? Sappiamo che Cervantes in quel periodo si trovava al seguito Juan Ponce de Leon e che era ossessionato dai viaggi (come risulta dai suoi Epistolari). E’ dunque possibile che in quelle pagine, che riportano episodi contenuti del viaggio di Magellano, siano state redatte dal grande autore del Quijote, in veste di giornalista ante litteram? Non conosciamo la risposta. Non ci rimane che attendere la pubblicazione ufficiale nei prossimi anni dei nuovi documenti dell’archivio di Orbetello riguardante quel periodo.

Io ho potuto tuttavia fotocopiare quelle pagine. Vi sono riportati con bello stile episodi a metà tra il sogno e la realtà presenti nel libro di Pigafetta, segno tangibile della tendenza del sopravvissuto (ormai anziano) di ricostruire le sue imprese in chiave immaginifica. L’operetta il dolce partir (di Antonio Pigafetta) dunque trae spunto diretto da questo mio personale coinvolgimento nell’aver avuto casualmente la possibilità di accedere a documentazione ancora (si spera per poco) inedita.

Secondo la speranza della signora Annarosa Velasco il progetto di pubblicazione della documentazione d’archivio di Orbetello concernente gli anni 1555 – 1696 dovrebbe avvenire a partire dal 2013 a cura di Provincia di Grosseto, Regione Toscana, Università di Siena e comune di Orbetello con il concorso di Monte dei Paschi di Siena.

Nota quarta. Il personaggio Pigafetta, partito da una posizione religiosissima e di moralista è passato via via ad una sensibilità aperta e curiosa, non più legata ai fatali pregiudizi della partenza ma anzi desiderosa di nuove scoperte, pericoli, avventure, amori, modi di vivere. Come noto la sua relazione è considerata il primo dettagliato testo etnografico, antropologico sulla Polinesia, Filippine e Isole delle spezie (Molucche, Borneo, Brunei). Si è deciso di farne il protagonista di questo viaggio incredibile che rappresenta una delle imprese più avventurose, coraggiose della storia dell’umanità.

Il richiamo del titolo il dolce partir prende spunto dal fatto che dopo un viaggio straordinario ed intenso, dopo aver visto morire amici e compagni nei modi più crudeli e strazianti, dei diciotto sopravvissuti quindici si reimbarcarono ancora volontariamente verso nuove avventure trovandovi tutti la morte. A Pigafetta non mancò tanto coraggio e, dopo aver scritto alcuni libri, trovò morte prematura in uno scontro contro i mori intorno al 1530. Dei due rimanenti uno fu ucciso al suo ritorno a casa dall’amante della moglie, l’altro, Juan de Santandrés, dopo secoli di mistero, è ricomparso nel 2008 come anziano pescatore di coralli a Porto di Santo Stefano, desideroso di raccontare le proprie avventure.

L’operetta

L’operetta mette in scena episodi tratti dalle pagine frammentarie rinvenute casualmente nel 2008. Si tratta di episodi disgiunti e non collegati tra loro. Sono spazi indipendenti dove solo in alcuni casi compaiono personaggi ricorrenti. La frammentarietà degli episodi sarà collegata da un’ introduzione storico filologica che permetterà al pubblico di capire la struttura dell’opera e la ragione di tanta discontinuità tra gli episodi.

La definizione dei raccordi è ancora incompleta in relazione al numero degli episodi che verranno rappresentati.

Schema parziale dell’Operetta: Testo provvisorio

Prologo 10 minuti circa: introduzione parlata, quasi in forma di lezione sul viaggio di Magellano e sul ritrovamento del documento a Orbetello. Premessa alla natura e struttura dell’Operetta. Si annuncia la prima scena, con Magellano e Carlo V.

Atto Primo

Scena uno. La scena si apre dal buio, da nero. Magellano (Mirio Tozzini) di spalle al pubblico sta in silenzio e guarda verso Carlo V che sta seduto su una poltrona. Carlo V (Ignazio Chessa) sta meditando cosa rispondere a Magellano che evidentemente ha appena esposto il suo progetto. Sono attimi di lunga attesa. Carlo V si alza lentamente e andando verso il centro della scena, molto sobriamente, canta la melodia dell’Habanera di Bizet (in pratica è contento, dice sì). Magellano lo segue serissimo con lo sguardo. Alla fine i due si stringono la mano. Mentre la mano rimane stretta, la luce scompare. La scena torna a nero.

5 minuti.

Scena due di notte in nave. In scena Pigafetta e alcuni marinai che contemplano la luna (mare e Luna sono videoproiettati da super 8 biano e nero). Stanno cantando una canzone tutti insieme. Quando finiscono, come un fantasma, una donna seminuda attraversa la scena. E’ un sinistro presagio che impressiona tutti. Arrivano in scena l’Inquisitore e due flagranti sodomiti (compagnia di Alessandro Bozzolo). Richiamato dagli schiamazzi Magellano entra in scena sul ponte della nave. L’inquisitore descrive il flagrante peccato e chiede la morte dei due. Magellano pronunzia sentenza di morte. Pigafetta, consigliere servile di Magellano, fa commenti dando consigli moralistici al suo Capitano e incitandolo alla severità, plaudendo alla durezza della sentenza indi canta per un minuto Bravo Bravissimo. Uno dei marinai condannati a morte chiede di parlare. Fa una difesa di sé e del suo amante. Spiega che l’unica morale che lui riconosce è quella della natura, del piacere, dell’amore, piaccia o meno a Magellano o ad altri. E scagliando profonde parole sprezzanti si lascia buttare fuori bordo guardando negli occhi Magellano. Magellano mantiene un’aria distaccata, malvagia e, prima di uscire di scena, si lascia sfuggire un commento a voce alta riferito al sodomita: imbecille.

7 minuti.

Atto secondo

Scena uno. Pigafetta duetta con un indio patagone catturato con l’inganno (Luca Bonelli), col quale ha stretto amicizia. I due si insegnano le parole delle rispettive lingue. Segue un monologo di Pigafetta sull’amicizia tra gli esseri umani, c’è malinconia nelle sue parole ma anche umorismo. Note sul viaggiare, sul conoscere, sullo scoprire, sul varcare confini. Pigafetta esprime riserve sulla felicità di Magellano. L’indio mostra a Pigafetta anche alcuni passi di danza e Pigafetta cerca di impararli. I due comunicano in una lingua ormai incomprensibile. Fuori dal ponte della nave, un mare eterno.

5 minuti.

Scena due. Il blu, il mare non finiscono mai. Appaiono come in una visione figure femminili, sirene, donne incantatrici, seduttrici, che conquistano la scena, la attraversano e come in un gioco di seduzione vengono vestite e svestite tra buio e miraggio (Bruno Lelli e le sue modelle).

8 minuti.

Scena tre. Dio dice la sua (Elena Chessa). Brevissimo monologo teologico recitato e canto lirico della Madama Butterfly.

5 minuti.

Atto terzo

 Scena prima. Pigafetta trascorre la notte con cinque ragazze polinesiane, ha seri dubbi sul senso della morale, del piacere, della vita stessa. Si domanda cosa sia giusto e come si dovrebbe vivere. Una indigena duetta con lui (Elisabetta Magnani). Le altre li osservano. Lei si dichiara donna libera, curiosa e gli chiede di portarla via. Vuole vedere il mondo. Detesta l’isola e gli isolani. Pigafetta tenta argomenti sul ruolo della donna e sul fatto che non può portarla. Lei si arrabbia, poi maternamente lo consola per le sue insicurezze. Pigafetta ragiona sul senso del rimanere dove si è nati e sul viaggiare. L’indigena, annoiata, se ne va. Pigafetta resta solo in scena. Ha gli occhi stravolti.

7 minuti.

Scena seconda. Tutti in scena a ballare la macarena all’inno di Magellano è morto: marinai, indios, cannibali, tutti. Si lanciano coriandoli, fischietti come nelle più sfrenate danze di carnevale.Magellano3

5 minuti.

 Scena terza. Magellano in scena racconta la sua morte. Accanto a lui due angeli che spazzano i coriandoli dalla scena. E’ consapevole del valore della sua impresa. Si scaglia contro tutti, ammette di non essere stato amato, ma aggiunge che nessuno sarà in grado di capire nel profondo la sua immensa statura prima di tre secoli.

7 minuti.

Scena quarta. Lapu Lapu (Efraim Medina Reyes) farà un monologo intensissimo sulla Magellano4vita.

5 minuti.

 Scena quinta. A bordo dell’unica nave che fa rotta ad occidente, la Victoria, sono rimasti pochi marinai. La disciplina non c’è più. A bordo ci sono anche indigene che vivono coi marinai. Una spedizione inoltratasi in avanscoperta nella foresta da alcuni giorni non è tornata indietro. Le indigene parlano dei cannibali. Pigafetta decide di andare da solo alla ricerca degli amici. Durante questa incursione si pone dubbi esistenziali ancora più profondi. A tratti sembra sfidare i fantasmi, i fantasmi dei cannibali e desidera essere mangiato. La foresta lo incanta. Incontra i Cannibali. Questi cantano, e lui si unisce a loro.

8 minuti.

Epilogo

Pigafetta è sulla riva del mare, guarda l’orizzonte. Ha gli occhi stravolti.

5 minuti.

Note sull’operetta.

Al momento non c’è ancora una sceneggiatura né una scelta definita delle musiche. L’operetta si basa, per il momento e forse fino alla fine, sulla costruzione di scene separate, quasi autonome, dove i personaggi (e chi li interpreta) si scrivono da soli le battute, dicono quel che vogliono in relazione alle circostanze sopra indicate. Ciascun gruppo che partecipa prepara e gestisce tra i 5 e gli 8 minuti di scena. Non c’è dunque l’autorità di una sceneggiatura o di un testo vero e proprio. Nel tempo verranno definite precisamente, magari direttamente alle prove, sia la durata che l’intensità delle scene.

Il lavoro non è, né vuole essere drammatico. Ai toni drammatici della storia deve essere contrapposto il surrealismo della messa in scena, la forza dirompente di elementi totalmente non filologici (come i costumi, la natura dei dialoghi, la tensione sonora improbabile, ecc.). L’operetta intende avere un ritmo sostenuto, con dialoghi a bruciapelo e l’incalzare degli eventi. La velocità delle situazioni sarà il contraltare alle scene in cui il mare e la noia di bordo sono esasperanti.

I suoni del mare sono curati acusticamente e senza amplificazione da Roberto Gotta che farà da sottofondo a tutta l’operetta stando in scena in un angolo. I suoni di vento, uccelli e animali esotici sono curati dal vivo da Davide Muccini che starà in un altro angolo. I suoni psichedelici di allucinazione e delirio costante sono curati elettronicamente da Emo Rossi che li realizzerà live al computer fuori scena: l’intero allestimento ha un sapore blandamente psichiatrico. I costumi sono presi da precedenti rappresentazioni di Moliere e Shakespeare e da un corteo storico. Non mancheranno elementi assurdi e fuori luogo. Sono curati da Giuliana Robecchi e, per la sequenza delle apparizioni marine, da Bruno Lelli.

Le indigene sono tutte femministe e poco inclini alla battuta. La consapevolezza delle donne è pari alla dabbenaggine bambinesca dell’equipaggio maschile. L’indio patagone è persona grossa e gentile, sensibile ed amichevole sarà interpretato da Luca Bonelli. Pigafetta è Carlo Pascucci: sarà vestito in modo irresistibile. La serietà di quel che dirà sarà sempre messa in discussione dal suo goffo muoversi e dallo stesso scetticismo di cui è per natura portatore Carlo. La carica di goliardica sensualità che avvolgerà il personaggio alla fine è accompagnata da moti interiori mai ben decifrabili che conferiranno al personaggio una natura insondabile ed enigmatica. Magellano è Mirio Tozzini, in costume d’epoca. E’ un gelido e disprezza e maltratta Pigafetta. Ma dimostrerà disprezzo anche per la morte. Il coro dei Marinai composto da Luciano Verzieri, Sergio Rosso, Aldo Cavoli e Giorgio (Fiorello?). Elisabetta Magnani è l’indigena. Lucida, saggia, sensuale, ha un livello di consapevolezza e intelligenza superiore a quello di Pigafetta. In scena anche le sue amiche indigene. Lapu Lapu, uccisore di Magellano e massimo eroe delle Filippine è Efraim Medina Reyes. Cori: vi sono cori, suoni, canti, solitari e polifonici, portoghesi, spagnoli, australi. Anche gli angeli fanno sentire la loro voce. Il coro dei cannibali è composto da Malpelo, Gabriele ed altri. Le giovanissime indigene sono Diana Cont, Francesca Buffi, Giulia Detti e Paola Nutarelli.

Carlo

   

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