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Giovanni Fico
profilo indaco

   

Prevalgono aria e fuoco
l’aria leggera, mobile, sottile
il fuoco intenso, caldo, penetrante.
Aria e fuoco creano acqua
dolce, fresca, chiara.

A volte soffia forte il vento
il fuoco divampa
l’acqua cerca di spegnerlo
e nuvole di vapore
salgono verso il cielo.

 

Il 17 dicembre 1948 sono nato a Lavagna, più o meno al centro del Golfo del Tigullio, il golfo che abbraccia il mare con i promontori di Sestri Levante da una parte e  Portofino dall’altra.

Panorama Giovanni

Mio padre era di umili origini, si chiamava Eraldo e faceva l’operaio.
Dopo aver partecipato alla guerra con l’esercito italiano impegnato in Grecia, diventò comandante partigiano, il suo nome di battaglia era “Virgola” un nome che gli rimase sempre. Morì quando avevo undici anni causa un banale incidente stradale, ironia della sorte, toccò questo destino a lui che era scampato mille volte ai pericoli della guerra!
Mia madre veniva da una famiglia della borghesia genovese, si chiamava Carlotta ma tutti la chiamavano “Cicci”. Suo padre, mio nonno Riccardo, dopo la fine della guerra organizzò una festa per celebrare la liberazione, a cui, naturalmente, era invitato anche il comandante della brigata partigiana che aveva liberato il Tigullio. Oltre a essere un uomo fascinoso, il comandante era anche un bravo ballerino…

padre Giovannipadre Giovanni 2madre Giovanni

Dopo la morte di mio padre, all’inizio degli anni ’60 ci trasferimmo a Milano con mia madre e mia sorella Enrica di tre anni più piccola di me.
Come non mi piaceva Milano! Dagli azzurri del mare e dai fantasmagorici colori dei tramonti e delle colline di Liguria, al grigio, al freddo e allo smog, però, è anche vero che “Milan l’è ’n gran Milan”, offre tante possibilità.
Completati gli studi di perito edile (come a dire geometra), mi iscrissi a Geologia abbandonandola poco dopo per iscrivermi alla mitica facoltà di Sociologia a Trento. Erano gli anni intorno al ’68, si facevano gli esami di gruppo, ci si dava il “voto politico”, gli animi dei giovani si ribellavano alla condizione in cui si trovava la società umana e questo prendeva forma nei movimenti che sono passati alla storia. Un periodo di grande stimolo e di fermento sociale, intellettuale, culturale, musicale, artistico. Credevo di trovare negli studi di Sociologia le risposte che cercavo riguardo la condizione umana, la psicologia, la ricerca spirituale… ma questi studi si rivelarono noiosissimi. Mi capitò di leggere “A scuola dallo stregone” di Carlos Castaneda, un sociologo americano che fu costretto a buttare a mare tutti concetti di Sociologia imparati all’università per fare posto alla conoscenza che gli veniva impartita da Don Juan un “uomo di Conoscenza” della tribù degli Yaqui che risiedeva tra il sud degli Sati Uniti e il Messico. Fu così che lasciai gli studi di Sociologia dopo un viaggio in India nel 1972 insieme a due cari amici.
Un viaggio di oltre quattro mesi con un sacco in spalla spendendo pochissimi soldi: Milano, Amsterdam, New Delhi, il Kashmir, il Rajastan, il Kerala, Goa, Bombay, New Delhi, Kabul, Herat, Kandahar quando ancora l’Afghanistan non era stato massacrato da russi e talebani e poi sulla via del ritorno la Persia, Teheran, la Turchia, Istambul.
Se, come una medaglia, il mondo avesse due facce, per me quel viaggio fu come vedere l’altra faccia della medaglia. Quando vedi tutte e due le facce della medaglia, si completano molti aspetti importanti della verità.

Mabant Amarpur

Uno degli incontri più significativi fu con Mabant Amarpuri e i suoi amici. In un tempietto dedicato a Shiva posto sul fianco di una collina da cui lo sguardo spaziava sulla zona predesertica del Thar in Rajasthan, si tiravano i sassi con una fionda alle scimmie dispettose (foto), si accoglievano bande di Sadhu itineranti, si fumava la ganja, si mangiava, si chiacchierava, ma soprattutto si trascorreva la vita in uno stato naturale di contemplazione che faceva vivere le cose con grande intensità dilatando o restringendo il tempo secondo il tipo di esperienza.

 

La lettura di Autobiografia di uno Yogi, il libro di Yogananda, mi aiutò a capire molte cose che avevo visto in India, soprattutto riguardo certi personaggi e luoghi mistici. Fra le varie note del libro si spiegava anche il significato della parola Maharishi: grande (maha) saggio (rishi). Così non ebbi alcun dubbio quando uno degli amici con cui andai in India mi propose una tecnica di meditazione insegnata  da una signora milanese allieva di un certo Maharishi.
Era l’aprile del 1973, due anni e mezzo dopo ero già diventato insegnante di Meditazione Trascendentale ricevendo le istruzioni finali personalmente da Maharishi Mahesh Yogi.
Considero Maharishi un secondo padre che ha sgomberato la mia mente da molte informazioni fuorvianti facendomi capire quali sono in realtà le cose giuste e importanti nella vita.
Il processo che avvenne in me si potrebbe sintetizzare con queste parole, ripetute per purificare l’ambiente ogni volta che una persona è introdotta alla pratica della Meditazione Trascendentale:

“Sia puro che impuro
o che la purezza e l’impurità abbiano permeato ogni aspetto della vita
chiunque si apra alla visione espansa della Consapevolezza Illimitata
ottiene purezza interiore ed esteriore”.

GuruGuru2Guru3

Dopo circa venti anni di insegnamento della Meditazione Trascendentale, dopo tante spiegazioni su come è confezionata la conoscenza contenuta nei Veda e sul modo di aprire questi “pacchetti di Conoscenza”, completato il lavoro con me, Maharishi mi “licenziò”. Avvenne una mattina durante un sogno, dopo avermi convocato a colloquio privato mentre stavo in meditazione con altre migliaia di persone, tra il serio e il faceto, ridacchiando sotto i baffi, disse:
“ma tu, hai ancora bisogno di queste cose?”
Questo sogno spazzò via i miei dubbi, avevo conosciuto da poco Gurumayi Chidvilasananda  una maestra di Yoga che mi attirava vicino a sé, ma opponevo resistenza, avevo dubbi e mi sembrava di fare un torto a Maharishi.
Se Maharishi mi fornì le istruzioni e gli strumenti per accedere alla conoscenza che andavo cercando, Gurumayi mi mostrò come si fa a metterla in pratica, in altre parole, mi spiegò quale è il ruolo del cuore nel gioco della vita.
Durante il primo incontro all’Ashram di Ganeshpuri in India, non entrai in sintonia con lei, le mie resistenze erano ancora forti. Il vero insegnamento iniziò più tardi, sempre per mezzo di un sogno. Stavamo seduti uno di fronte all’altro in vajrasana, Gurumayi mi porse le mani invitandomi a prenderle tra le mie, e mentre scorreva una potente corrente d’energia, sorridendo, disse:

“bisogna stare sempre con l’Amore
questo è il vero significato della festa di S. Valentino”
Quel giorno era il 14 di febbraio del 1989…

GurumayiGurumayi 2Gurumayi3

Quello che seguì fu un periodo molto intenso, ricco di avvenimenti. I membri della mia famiglia conobbero Gurumayi e in un paio di occasioni, durante le vacanze natalizie, venimmo ospitati tutti insieme in una casa dell’Ashram di Ganeshpuri. Ognuno di noi ricevette sovrabbondanti benedizioni, e anche chi aveva diffidenza nei riguardi dei maestri spirituali indiani, dovette cambiare idea davanti all’evidenza dei fatti.

Gurumayi4Ashram GaneshpuriAshram-Ganeshpuri2

Poco tempo dopo morì mia madre, devastata da un tumore alle vie linfatiche, toccò a me starle vicino fino all’ultimo respiro. Non avevo mai assistito una persona fino alla morte e ancora una volta fu come vedere l’altra faccia della medaglia della vita. Chi mi aveva dato la vita, mi mostrò anche la forza invincibile della morte, come non essere grati?
Mi sposai con Sarah conosciuta nel coro di Milano dove cantavamo meravigliose composizioni di Machaut, Dufay, Ockeghem, Desprez, Palestrina, Gesualdo da Venosa, Monteverdi, Cavalli, Bach, Handel, Mozart, Cherubini.
Nacquero tre bimbi, in ordine di comparizione: Amedeo, Silvana, Nausicaa. Assistendo alla nascita di Amedeo poco dopo aver assistito alla morte di mia madre, capii che nascere e morire comporta la stessa fatica!
Dopo la nascita di Amedeo ci trasferimmo a Cavi, in Liguria, nella casa di famiglia dove avevo vissuto da ragazzo. Insieme ad alcuni amici fondai l’associazione “La via dell’Essere” dove svolgevo la mia attività traducendo dall’inglese prevalentemente testi sull’Ayurveda, organizzando corsi di meditazione, conferenze, e dopo l’estate del 1999, in seguito all’incontro con  Govindan che mi insegnò le tecniche del massaggio ayurvedico, cominciai a fare massaggi in modo professionale. Per qualche anno lavorai anche al centro benessere delle Terme di Saturnia, fu questa una bellissima esperienza umana e professionale, il conto dei trattamenti effettuati durante quegli anni è nell’ordine delle migliaia e ciò mi diede la possibilità di padroneggiare con la pratica le tecniche del massaggio.

Saturnia TermeGiovanni FicoAyurveda

Attualmente collaboro con Viaggindaco e con centri e organizzazioni che si occupano del benessere della persona, e in tali ambienti,  in qualità di insegnante e terapeuta, ho la possibilità di mettere in pratica l’esperienza acquisita a beneficio di tutti coloro che desiderano ricevere, apprendere e condividere.
  
Concludo queste note con una frase uscita da un “biscotto della fortuna” che ricevetti qualche tempo fa all’Ashram di Ganeshpuri nel giorno di capodanno:

“Success is getting what you want,
but happiness is wanting what you get”

In italiano, in cui non vien bene la traduzione del gioco di parole gettingwant e wantingget, la frase suona così:

“Il successo è ottenere quello che desideri,
ma la felicità è accettare quello che ottieni dalla vita”

Energia

Cavi, aprile 2010

E-mail: giovannifico@hotmail.com, telefono cellulare: 349 7870145, telefono fisso: 0185 390523

 

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