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Vaidya – Il medico ayurvedico del Kerala

   

Il medico ayurveda in KeralaIl vaidya è il dottore ayuvedico, colui che conosce la “scienza della conoscenza della vita”. Già, perché l’ayurveda come sistema di medicina non è compatibile con l’idea di medicina che noi abbiamo in occidente ma è un sistema di trattamento della persona in un senso molto più ampio e completo. Il medico ayurvedico osserva ogni persona partendo dal presupposto che essa è unica e uniche sono le sue condizioni personali nella vita. Ne consegue che due persone distinte, pur soffrendo di una stessa malattia, non possono essere trattate con la stessa cura in quanto le cause che hanno portato i due individui ad ammalarsi sono diverse e diversi sono gli ambienti, stili di vita, condizioni fisiche e psicologiche in cui questi due esseri sono immessi. Gli antichi Rishi, che erano i saggi veggenti ai quali si deve la conoscenza dell’ayurveda basavano la loro saggezza sul Darshana, cioè la contemplazione della natura e l’osservazione attenta e meticolosa delle sue qualità dette anche Guna. Il medico ayurvedico nel visitare una persona, osserva tutto, attentamente. Lo sguardo innanzitutto, poi gli occhi valutandone il colore della cornea e dell’iride, passa poi alle labbra e alla lingua, al colorito della pelle, al colore dei capelli e la loro consistenza, le unghie, e via dicendo fino a passare poi al controllo del battito attraverso il polso nei tre punti fondamentali controllandoli  contemporaneamente usando indice medio e anulare. Attraverso domande precise rivolte al paziente ricostruisce la situazione generale della persona identificandone il malessere del quale ha già individuato gli effetti risalendo alle cause. Il paziente è estremamente coinvolto nella visita che quasi diventa un’ intima conversazione. Gli interventi terapeutici sono di varia natura e curano non solo il corpo del paziente mediante medicine naturali, massaggi e dieta appropriata ma anche la mente ricorrendo a pratiche quale lo yoga e la meditazione. Secondo il Charaka Samhita sono quattro i “pada” (parti) fondamentali per una giusta terapia : il medico, il terapista, la medicina ed il paziente. Ogni pada ha il suo specifico ruolo e solo la collaborazione tra le quattro parti porta alla guarigione.
In Kerala l’ayurveda è parte della vita quotidiana della gente. Seguono le norme fondamentali dell’ayurveda come filosofia di vita più che come medicina e quando ricorrono al medico ayurvedico lo fanno con una tale devozione che è difficile per noi afferrarne le profonde radici che questa pratica possiede nella coscienza sociale.
E’ interessante notare che in qualsiasi ospedale, ayurvedico o allopatico, quando giunge un medico tutti i presenti seduti nelle sale d’attesa si alzano in piedi e porgono il namaskaram al medico con un evidente e sincero atteggiamento reverenziale. Ma nel caso specifico dell’ospedale ayurvedico è visibile l’atmosfera compassionevole e la totale fiducia dei pazienti che guardano al proprio medico come fosse un padre premuroso e saggio. In Kerala il medico non si reca mai presso il domicilio dei pazienti perché lì si ricorre al medico per qualsiasi malessere il che significa che uno stato depressivo o di stanchezza o una qualsivoglia particolare forma di “non salute” giustifica il recarsi in ospedale. Se i medici accettassero di recarsi nelle case dei pazienti sarebbero necessari milioni di medici! Ma la gente del Kerala è munita geneticamente di grande determinazione e infinita pazienza quindi si recano negli ospedali affrontando ore e ore di attesa perché sono sicuri che il medico saprà prendersi cura di loro nell’interezza della loro persona.
La figura del Vaidya fa parte della tradizione del Kerala. Nella leggenda più famosa Parasurama (sesta reincarnazione di Vishnu) riscattò dall’oceano questa terra nel 7000 a.C. e la rese vivibile liberandola dagli Ksathrya, casta di guerrieri che avevano usurpato la supremazia spirituale e sociale tradizionalmente appartenente alla casta deo sacerdoti bramani. Parasurama ripartì questa terra in 32 distretti 18 dei quali erano in quello che oggi si chiama kerala e gli altri nel vicino Karnakata. Le 18 famiglie dedite alla medicina erano chiamati Ashtadashavaidya che poi abbreviato è divenuto Ashtavaidya (conoscenza delle 8 branche della scienza della vita). Tutti erano bramini ma i vaidya di tutte le 8 branche dovevano “toccare” i corpi dei pazienti per gli interventi chirurgici e quindi, stando alle leggi delle caste per cui il contatto con caste inferiori è considerato “impuro”, iniziarono ad essere considerati come casta emarginata. Tale emarginazione includeva anche i matrimoni per cui per mancanza di un numero sufficiente di figli maschi delle 18 famiglie già nel XVI secolo ne rimasero solo 8. Oggi i bramini Nambootiri del Kerala che sorreggono la tradizione degli Ashtavaidya sono pochissimi:
Del ramo Aalathiyoor Nambi tre famiglie con due vaidya esercitanti la professione.
Del ramo Elayadath Thaikkatt Mooss quattro famiglie con cinque vaidya esercitanti la professione.
Del ramo Pazhanellippurath Thaikkat Mooss tre famiglie con un solo esercitante.
Del ramo Kuttancherry mooss tre famiglie e nessun esercitante.
Del ramo Vayaskara Mooss una famiglia e nessun esercitante.
Del ramo Chirattamon mooss una famiglia con due esercitanti.
Del ramo Velluttu Mooss due famiglie e nessun esercitante.
Del ramo Pulamanthol Mooss una famiglia con un esercitante.

Il Kerala oggi prepara centinaia di medici provenienti da ogni casta e sono ottimi medici ma la tradizione Ashtavaidya esiste ancora a ricordare che la vera conoscenza di questa antica scienza presuppone un profondo passato generazionale. Gli Ashtavaidya hanno questa scienza scolpita nel DNA ed è un bene che alcuni di essi siano sopravvissuti per tramandare ancora questo meraviglioso sistema olistico.
E’ grazie a loro che oggi molti medici della medicina convenzionale stanno apprendendo anche l’arte di dialogare con il malato e l’arte dell’osservare ed interpretare i segni della natura la quale mai ha smesso di colloquiare con le nostre coscienze.

30/04/2009

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